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Ansia urbana 3

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I’m a reasonable man. Get off my case“. Qui dentro non si respira: come da diversi giorni a questa parte, anche oggi la Metro B arriva a Piramide quando ne ha voglia. C’è il tabellone dei tempi di attesa, ovviamente truccato: per un bel po’ resta nero, poi, dopo un diciamo 3 / 4 minuti di ostinato silenzio, ci dice che mancano 8 minuti al prossimo treno – in questo modo, se e quando qualcuno si degnerà di fare un po’ di benchmark sulla qualità del (dis)servizio di trasporto pubblico romano non troverà mai picchi più alti di 8 minuti – che geni, eh?

La sensazione è di sconforto e frustrazione, un po’ come quando, sul Roma – Padova mi è venuta una colica renale. Dopo un po’ di manovre e dopo aver dovuto esercitare un po’ di pressione fisica sul muro pulsante che tende a respingermi sulla banchina, sono dentro. Incazzato, in mezzo a migliaia di altri esseri umani variamente incazzati, guardo di traverso i coglioni che abbracciano i mancorrenti, i timidi che non vogliono proprio spostarsi in un’area che non sia a 10 centimetri dalle porte, gli imbecilli che entrano con lo zaino sulle spalle sui cui ragazze raffreddate spalmano cucchiaiate di muco nasale.

Ogni tanto mi perdo a guardare i loro capelli – non cessano di stupirmi i risultati delle mie mini-statistiche su quante persone (uomini e donne) escano di casa senza essersi fatte uno shampoo. “Datemi il superfluo, farò a meno del necessario“: deve essere questa la massima che avevano in mente questi fenomeni dell’ATAC quando progettavano i nuovi convogli; non ci viene concesso il diritto a spostarci in modo dignitoso – per la verità non ci è concesso di essere dignitosi, e spesso siamo proprio noi quelli privi di dignità, vedi alla voce Scureggiatore Misterioso – ma in compenso possiamo contare su un piccolo televisore sistemato in corrispondenza delle porte. Sono perso in pensieri vagamente criminali, la rabbia (esistenza, lavoro, vita in generale, “va tutto bene, ma io sono morto”) mi risale acida come un reflusso gastrico, mentre istintivamente guardo lo schermo senza attenzione: mi rimangono impressi solo gli spot di ristoranti giapponesi all-you-can-eat a quote sospettamente basse. Ma ecco che sul display appare un cartone animato che ha come protagonista un ladruncolo, rappresentato come un tizio magro, alto e un po’ curvo, vestito con una tuta nera, una mascherina sugli occhi. Una bojata immonda, che ricordo di aver già visto in precedenza sugli altrettanto inutili schermi installati sugli autobus.

La storia. Al ladruncolo ne capitano di tutti i colori, è talmente malaccorto e sfortunato che tutte le sue imprese criminose sono destinate al fallimento. L’episodio (diciamo così) che ho visto ieri merita un premio speciale, però. Il ladro punta un signore vestito in abiti eleganti ottocenteschi, redingote e cilindro inclusi; si impadronisce in qualche modo del suo portafoglio: invece di concentrarsi su denaro e valori, il nostro sciocco protagonista consulta la carta d’identità della sua vittima, scoprendo che di nome fa “Jack” e di congnome “Lo Squartatore“, nato non-so-dove nel 1842. Un attimo dopo il derubato afferra il ladro per il collo. Sipario. Il mio problema, che ormai assomiglia ad una perversione, è che in questa merda io mi sforzo di vederci un senso. Lo so, è un atteggiamento assurdo, essendo lampante che questo cartone è il parto di qualche “creativo” fallito e raccomandato che campa con i soldi delle mie tasse. Ma io insisto: qual è il senso di questa cosa? Davvero. Avrei capito se si volesse dare l’idea che il crimine non paga, che l’ATAC, la polizia e in generale le autorità vigilano costantemente sull’incolumità dei cittadini… Ma il messaggio trasmesso da questo prodotto inutile, realizzato in modo sciatto da qualcuno asfissiato dalla mancanza di idee, sembra piuttosto: il comportamento criminale paga fino a quando non interagisce con una condotta ancor più criminale. Ripensandoci, penso che l’animazione rappresenti perfettamente la mia città.

(FIORI DI SANGUE) Impiegato dell’anno, drogato dalla parola e dai suoni. E’ insicuro, non necessariamente gentile. Da quando scrive su Libernazione, si è convinto di essere Adam Clayton degli U2. Sperabilmente invecchierà e morirà felice.

2 Comments

  1. …la recensione di rubacchio.

    rubacchio esordì sulla metro già sette-otto anni fa, quando io vivevo a roma. o lei prende la metro una volta ogni sette otto anni, e le presento i miei complimenti; o lei è davvero un osservatore implacabile, cui nulla sfugge, in una parola un giornalista. e le presento i miei complimenti.

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