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Jesus-Luz

Anna e Marcu (una storia contro la reversibilità)

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La signora Anna ha 85 anni e dopo 35 anni di contributi, a 55 anni e’ andata in pensione. Ha percepito per 30 anni una buona pensione che grazie al sistema retributivo e’ pari alla media delle retribuzioni degli ultimi 5 anni lavorativi. Ora pero’ la signora Anna sta per passare a miglior vita. Accanto a lei c’e’ un amorevole rumeno: Marcu, 25 anni, che non ha mai lavorato regolarmente ne pagato un contributo, nonostante abbia fatto il badante per un po’. Anna e Marcu si sono innamorati tra un pannolone e una mela cotta e da cinque anni sono marito e moglie. Marcu e’ un coniuge completamente a carico della moglie e quando lei spirera’, lui percepira’ il 60% della pensione della signora Anna. Marcu ha una speranza di vita di 79 anni, per cui lo Stato si deve aspettare di pagargli, augurandogli lunga vita, una pensione di reversibilita’  per i prossimi 54 anni. Tutto questo a meno che Marcu non decida di trovarsi un lavoro o di risposarsi. Se nessuna di queste due possibilita’ si avverasse e Marcu effettivamente arrivasse a 79 anni, il sistema previdenziale italiano alla fine della fiera avrebbe erogato ben 30 anni di pensione al 100% ad Anna e 54 di pensione al 60% a Marcu, il tutto a fronte di 35 anni di contributi versati da Anna. Divertente no?
Ora si potrebbe dire che il caso di Anna e Marcu e’ un cosa estremo, e sicuramente lo e’. Ma l’Italia ha una fetta molto ampia della sua forza lavoro (intesa come parte della popolazione che potrebbe lavorare) che decide di non lavorare o non trovando lavoro decide di non cercarlo piu’ e rimanere a carico del coniuge. In un sistema pensionistico sostenibile, l’eta’ di pensionamento e gli anni di contributi richiesti dipendono dall’aspettativa di vita della persona che versa i contributi. Se il calcolo viene fatto sulla persona che versa i contributi ma poi la pensione viene erogata ai coniugi superstiti, la cui aspettativa di vita non e’ compresa nel calcolo e puo’ essere anche di qualche decennio maggiore del caro estinto, il sistema collassa. Per non parlare del sistema di incentivi perverso, per cui i vari Marcu molto probabilmente finirebbero a guadagnare di meno se si mettessero a lavorare, il che, ne converrete con me, non fa venire una gran voglia di rimboccarsi le maniche.
Proposta: aboliamo la reversibilita’ ai coniugi, lasciandola solo per i figli minorenni. I soldi risparmiati rimangono in busta paga ai lavoratori che nel caso di coniuge a carico non intenzionato a trovarsi un lavoro potranno essere usati per pagargli i contributi per una pensione separata che dipenda dalla speranza di vita del coniuge a carico. In questo caso, il venticinquenne Marcu potra’ percepire una pensione se e solo se avra’ impalmato qualcuno abbastanza benestante da pagargliela. In buon sostanza, il mantenimento di adulti sani e in eta’ da lavoro che scelgono di non lavorare dipenderebbe esclusivamente dalla loro capacita’ di convincere altri adulti consenzienti a farsene economicamente carico. E se la signora Anna non fosse abbastanza facoltosa da mantenere, dopo essere volata in cielo, il suo Marcu per 54 anni? In quel caso Marcu si ritroverebbe costretto a trovarsi un lavoro e pagarsi i contributi da se’. Che disdetta, vero?*
* L’intero post puo’ essere naturalmente letto invertendo il sesso dei protagonisti.

Triestina di nascita, della sua terra si porta dietro lo spirito patriottico, lo spritz e la tendenza a sottovalutare qualsiasi raffica di vento sotto i 130 km/h. Radicale, milanista e milanese nel cuore, dopo la laurea il suo corpo fugge verso la Perfida Albione. Qui ottiene un dottorato in storia economica con una tesi sul divario Nord-Sud dopo l’Unità d’Italia. Il suo cervello invece, grazie alla sua tesi e alla mai curata passione per la politica, rimane in larga parte in Italia.

23 Comments

  1. teoricamente d’accordo, a parte il fatto che se dovessi morire prima di beneficiare del frutto dei miei contributi, mi disturberebbe (da morto non molto, per cui mi disturba oggi l’idea) che la mia famiglia non possa beneficiarne in forma di eredità. insomma di aver regalato allo stato e agli altri pensionati i miei contributi, senza ricevere in cambio alcunché.
    volendo ipotizzare soluzioni, che in quanto tali sono irrealizzabili, basterebbe indicizzare la quota di reversibilità alla differenza di età tra i coniugi. ho una moglie che ha il doppio della mia aspettativa di vita? prenda la metà della pensione, visto che ne godrà, statisticamente, per un tempo doppio.
    lunga vita a tutti.

  2. Ogni estremo, come l’esempio sopra, ha le sue aberrazioni, ma se dovessimo gettare alle ortiche ogni cosa che, nei casi limite, si presta a storture, non solo rimarrebbe ben poco, ma il danno al “suppostato” (da supposta) sarebbe ben maggiore dei benefici ottenuti eliminando l’istituto che si presta ad essere abusato. Porto il mio caso perché mi tocca sul vivo. Mia nonna ha goduto della reversibilità della pensione di suo marito (guarda caso mio nonno) dal 1978 al 2014. Mia nonna, ex infermiera ostetricia e saltuariamente mammana, dopo aver partorito nel 1942 l’unicogenito (putacaso mio padre) mentre suo marito era in campagna di Russia e tornato a casa a piedi nel ’46 da Leningrato che pesava 43 kg, lasciò la sua professione. Mio nonno, successivamente, ha lavorato tutta la vita in fiat, mentre mia nonna faceva il mestiere di madre/moglie/badante/colf. Nel 1977 mio nonno è andato in pensione (io avevo 1 anno), nel ’78 ha tirato le cuoia dopo neanche 12 mesi di pensione lasciando mia nonna da sola alla tenera età di sesantaquattro anni, nel frattempo mio padre s’era sposato e aveva contribuito a mettere al mondo me e mio fratello. Avrebbe dovuto mettersi a lavorare? Per ogni Marcu che ne approfitta ci sono centinaia di anziani rimasti vedovi e, con l’innalzamento dell’età pensionabile voluta da AmatoDiniViscoSiniscalcoTremontiFornero,molto probabilmente aumenteranno i casi di decessi a pensione appena iniziata. Siamo sicuri che sia colpa di Marcu il dissesto dell’inps? o saranno mica le baby pensioni, i debiti ex inpdap oltre al solito magnamagna e poltronificio?

  3. Carissima Missiaia, come certamente Lei saprà la pensione di reversibilità è stata introdotta all’inizio del secolo scorso per dare un sostegno alle donne rimaste vedove al fine di garantire loro un reddito minimo.

    Mi suona “storto” che oggi una donna ne richieda l’abolizione.

  4. Quello che viene descritto non è un problema ma il sintomo di un problema un filo più ampio: se il 60% di una pensione (una lesione normale, escludiamo ammiragli e giudici della corte costituzionale) è di piu di un uno stipendio forse c’è qualcosina che non va nel mercato del lavoro…

    E pure oggi ci siamo fatti la nostra dose di benaltrismo quotidiano

  5. giusto. anzi, inattaccabile.
    aboliamo le pensioni di reversibiltità!!!
    ogni allegra vedova allegra dai cinquanta in su farà la sua porca figura nel mondo del lavoro. e i maschi poi. non parliamone neppure.

    categoria: granny.

  6. Ma questo articolo è satirico? Cioè spiegatemi: è talmente “logically flawed” che non capisco se è una satira venuta male oppure se veramente l’autrice sostiene che si dovrebbe interrompere una politica alla luce di un caso super-estremo di sua deviazione dall’intento originario. Dai, siamo seri, quandi Marcu ci sono al mondo? E in che mondo vive Missiaia, dove si può rientrare nel mercato del lavoro a 40, 50 o 60 anni? Ma non scherziamo.

    Per proseguire nella satira, sul tono lanciato dall’autrice, suggerirei:

    – Rimuoviamo i treni! Alcuni deragliano.
    – Basta volare in aereo! Alcuni precipitano.
    – Basta libertà! Alcuni ne abusano, nuocendo agli altri.
    – Basta tasse! Per errori contabili, a volte se ne pagan troppe.
    – Basta tribunali, giudici, giustizia! A volte prendono cantonate, perché non eliminare tutto?

    • Sarebbe una riforma come per esempio il passaggio dal retributivo al contributivo dunque non sarebbe retroattiva (niente vecchiette vedove sotto i ponti). Il caso estremo era una suggestione, ma io sono contraria anche a mantenere anche le casalinghe coetanee del loro coniuge. Sono in generale contraria al fatto che la collettivita’ si faccia carico di mantenere chi decide di non lavorare. Posso?

      • Assolutamente. Lo argomenti bene, però. Perché sono d’accordo anch’io in linea di principio, ma il suo articolo è argomentato coi piedi. Su Libernazione spererei di trovare contributi argomentati meglio dei dibattiti di Facebook.

        In merito al “mantenere chi decide di non lavorare”: e chi lo decide, se una persona non lavora perché non “vuole”? Mia nonna si smazzava due bambini da sola negli anni ’50 perché il marito era in fabbrica 14 ore al giorno e perché essendo migranti interni non avevano nonni, zie o robe simili che potessero aiutare. Asili manco a parlarne, il massimo del welfare erano le colonie della Tenaris Dalmine. Anche lei era/è “mantenuta dalla collettività”?

        La mia impressione è che voi libertari arriviate a conclusioni piuttosto affrettate e che non esitiate a giudicare senza appello gli altri in base a principi giusti ma che se applicati genererebbero una società orrenda.

        • Mi perdoni non avevo concluso.

          Il sig. Auseklis, Le ha fornito un’altra chiave di lettura. La stessa che Le avevo fornito io qualche post prima. Bastava leggerla.

      • No Lei non può.
        O meglio potrebbe provare prima a rimanere vedova e con figli.
        Poi potrebbe (ma solo alla fine) provare ad abbozzare una opinione.

        • Ah, se lo dice Alphadog che non posso essere contraria, mi adeguo subito! Gia’ che siete in vena di esercizi di lettura, nel post c’e’ la frase “Proposta: aboliamo la reversibilita’ ai coniugi, lasciandola solo per i figli minorenni.” Dunque se io restassi vedova con figli, i figli avrebbero la reversibilita’ del padre e io…beh io avrei il mio stipendio. Perche’ io lavoro, incredibile, vero?

          • No non i figli. Lei stessa che se non raggiungesse la soglia del reddito minimo le viene garantita una quota di reversibilità del coniuge. Anche se lavora. E Qualora la raggiungesse viene garantita ai suoi figli.

          • Ma che le donne provvedano al loro stesso mantenimento e’ un’eventualita’ cosi’ sconvolgente? Qual e’ poi il reddito minimo? E se la collettivita’ deve occuparsi delle vedove che non lo raggiungono allora perche’ non dovrebbe farlo anche con le zitelle? Facciamo che tutti, donne e uomini, hanno diritto a un reddito minimo garantito se non lavorano? Bellissimo….e i soldi da dove arrivano?

          • Niente da fare. Non ci arriviamo proprio.

            ps – le zitelle (come Le chiama Lei) se minorenni al momento della scomparsa del genitore sono aventi diritto.

          • Scusi Alphadog, lei ha qualche problema di comprensione dei testi scritti? Abbiamo stabilito che la reversibilita’ per i minori rimane, lei mi ha risposto “No non i figli. Lei stessa che se non raggiungesse la soglia del reddito minimo…”. E io ho risposto sulla reversibilita’ per le persone adulte. I minori sono un altro discorso, come chiaramente indicato nel post. Ci arriva?

          • Molto prima di Lei.
            Lei aveva scritto proponendo l’abolizione a carico dei figli minorenni.
            Io intendevo tutto l’opposto quindi nessuna abolizione e ovviamente i minori se a carico.
            Ma non è questo il tema. O sbaglio io?

            Qui il tema tanto a Lei caro è l’abolizione della reversibilità. Ecco, cazzata.
            Le consiglio dunque di sposarsi di fare almeno tre figli e di rimanere poi vedova.
            Ma stupido che sono. Lei è quella che lavora.

  7. Personalmente credo che se si usano dei nomi, tipo “collettività”, “società”, “comunità”, e si ritiene di farne parte, si dovrebbe anche dar per scontato che tra tutti coloro che ne fanno parte ci sia un “contratto di mutuo soccorso”, che ogni “collettività” declinerà poi nel modo che ritiene più utile, e/o che si può permettere.
    Se invece si ritiene che, in caso di intervenuta necessità, e direi che il caso della casalinga 50/60/70enne che rimane vedova e senza reddito lo è, la “collettività” se ne strabatte il cazzo e la lascia al suo destino, beh, allora smettiamola di usare certi nomi per definire un agglomerato di persone che vivono uno accanto all’altro fottendosene di quel che capita ai suoi simili, e chiamiamolo in un altro modo, “insieme” magari, o “mucchio”, ché “società”, “collettività” et similia non sono nomi adegati a definirlo.
    Le parole sono importanti, usiamole bene e chiamiamo le cose con il loro nome, sarebbe tutto molto più chiaro, e anche più semplice credo…

  8. Quanta confusione!

    – Le pensioni di poverta’ rimangono, dunque ogni persona in effettivo bisogno viene aiutata dalla collettivita’

    – La reversibilita’ invece non e’ commisurata in alcun modo allo stato di bisogno di chi la riceve

    – Perche’ mai ci dovrebbe essere un diritto di tutela maggiore per chi non ha mai lavorato ma e’ sposato? Per i figli? Allora la reversibilità’ andrebbe tolta a chi non ne ha prodotti?

    Uscite dalle vostre gabbie mentali, le donne si possono e devono mantenere come tutti. E’ troppo tardi per chi non ha lavorato prima, ma la riforma si puo’ applicare a tutti quelli che sono in eta’ da lavoro. Se poi gli va male, si possono pensare a sistemi di assistenza che non devono pero’ essere diversi in base al proprio status matrimoniale!

    • Messa così, senza ipotetici Marcu dallo spesso pelo sullo stomaco e con minor foga da cumenda che paga le tasse per campare chi non fa un cazzo, acquista tutto un altro senso, e diventa persino tutto logico e condivisibile, e con un solo commento fattibile: il sistema pensionistico italiano è sempre stato lo cartina tornasole di tutte le storture che da sempre fanno in modo che questo paese sia rigidamente diviso tra chi ne porta il peso e chi quel peso lo fa; cambiarlo in modo serio e soprattutto davvero equo è impresa immane ma necessaria ed urgente; chi lo possa fare non si vede neanche col telescopio, ma questo è un altro discorso…

      • Che sia difficile cambiare il sistema lo vedo dalla reazione scomposta di chi legge questo post e come prima reazione mi da’ della affamatrice di povere casalinghe disperate.

        • Ma Lei lo sa quante donne oggi in Italia sono alla ricerca di un lavoro? A fronte di quasi 10ML di disoccupati?
          Si informi prima di proporre queste storture sociali nemmeno stessimo attraversando un decennio lavorativamente fulgido.

        • Magari dovrebbe chiedersi se non è proprio lo stile da lei adottato a farla apparire come un’ affamatrice di povere casalinghe disperate.

    • Anna, sottoscrivo in pieno, la reversibilita’ e’ anacronistica e va abolita. Risale ai tempi in cui i figli nascevano prevalentemente nel matrimonio e le donne lasciavano il lavoro per stare a casa a crescerli.
      Ora, e’ solo un beneficio dipendente dall’essere sposati. Una mamma single non becca niente. I single pagano i contributi come gli altri, non hanno mica uno sconto! Pero’, non possono ne’ lasciare ne’ ricevere la loro pensione a/da qualcuno.
      Certo, l’abolizione non potra’ essere retroattiva, ma si applicherebbe solo a chi ha, diciamo, meno di 30 anni al momento della riforma …. cosi’ l’interessato/a ha tutto il tempo di decidere se entrare nel mercato del lavoro!
      Per chi poi non riesce a maturare i contributi necessari (disoccupazione) ci vorrebbero altre misure a sostegno del reddito, ma NON dipendenti dall’essere sposati o no!
      C’e’ una riforma delle pensioni in discussione …. come facciamo a farci sentire da Renzi & C?

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