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Andare al Family Day e lamentarsi per i cristiani in Siria

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In buona sostanza è accaduto questo: sabato scorso un numero imprecisato di persone (c’è chi dice addirittura un milione) si è dato convegno a Roma, in Piazza San Giovanni, per sancire il principio in base al quale prima di consentire ad alcuni individui di fare qualcosa che riguarda esclusivamente se stessi occorrerebbe procedere al computo numerico di coloro che quella cosa, per se stessi, non la farebbero, e una volta completato il conteggio decidere se concedere ai primi il permesso richiesto sulla base della numerosità dei secondi.
Questo, a quanto pare, è il concetto che ha ispirato il “Family Day”: poiché la cosiddetta “famiglia tradizionale” è maggioritaria, al punto da poter essere considerata un elemento culturale fondante del nostro paese, ad essa (o meglio, ad una porzione imprecisata, ancorché consistente, di coloro che la incarnano) deve essere concessa l’ultima parola sulla possibilità di introdurre nell’ordinamento modelli di famiglia ad essa alternativi; di tal che, di fronte ad un loro diniego, le istituzioni dovrebbero regolarsi di conseguenza e ritirare senza indugio eventuali progetti legislativi “non conformi”, sulla scorta della considerazione che assecondarli equivarrebbe a danneggiare le “radici culturali” del nostro paese.
Diciamoci la verità: è un principio interessantissimo.
Al punto che verrebbe da domandarsi, tanto per fare un esempio, se ed in quale misura esso sia diverso da quello in gran voga in certi paesi nei quali è diffusa in misura maggioritaria l’adesione ad una religione diversa dal cristianesimo, i cui governi, con l’entusiastico appoggio dei cittadini, hanno l’allegra abitudine di prendersela coi cristiani, sostenendo che concedere loro la possibilità di professare liberamente il credo che si sono scelti mina alle fondamenta la cultura di quel paese, mettendone in serio pericolo l’identità; e dopo essersi risposti che effettivamente si tratta del medesimo principio prendere un attimo da parte gli amici del Family Day e chiedere loro se si rendano conto che con le loro manifestazioni di oceanica protesta stanno legittimando l’atteggiamento contro cui loro stessi si scagliano, una volta riposti i passeggini da manifestazione e tornati alla vita di tutti i giorni, quando leggono sul giornale che in Siria i loro colleghi di religione se la passano male semplicemente perché sono meno degli altri e non si conformano alle loro “radici culturali”.
Ecco, solo questo: domandarglielo.
E poi restarsene là, in silenzio, a goderseli mentre balbettano qualcosa. Aspettando una risposta che non verrà.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

11 Comments

  1. Il problema è che, nei secoli, la Chiesa Cattolica l’ha sempre pensata come quei signori lì: quello che conta non sono i diritti umani e la tolleranza (tutti figli del demonio…) ma solo la “Libertas Ecclesiae” cioè la possibilità per la Chiesa di fare quello che le pare e piace. Ovvero, nei paesi in cui è maggioranza, garantirsi privilegi e imporre la propria visione del mondo; nei paesi in cui si è minoranza (o comunque non così influenti) garantirsi la “agibilità politica” senza alcuna preoccupazione per le altre minoranze.

  2. tanto non la capiranno mai. Loro si sentono offesi perchè Gino e Mario vivono assieme e poi magari vogliono pure sposarsi. L’idea che ci siano delle tali e quali teste di cazzo ma col turbante che si sentono offese se loro toccano la terra sacra al Profeta non li sfiorerà mai.

  3. Strawman argument non troppo sofisticato.
    La manifestazione era contro l’estensione ai conviventi
    – della pensione di reversibilità
    – della facoltà di adottare
    – di ereditare senza pagar le tasse

    Tutto il resto è sciocchezzaio mal argomentato oppure semplicemente offensivo

  4. “E poi restarsene là, in silenzio, a goderseli mentre balbettano qualcosa. Aspettando una risposta che non verrà.”
    Ma sono davvero così pacifici, i bigottoni credenti o atei devoti di tua conoscenza? Beato te!

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