un blog canaglia

d24b3e40-9a34-45c8-82d5-50fa5e63bfc1_detail

Anche a scuola, libertà è partecipazione

in politica/società by

Come spesso accade, da un fatto che poi si è rivelato una fantasia è seguito un interessante ma disordinato dibattito in cui ognuno ha un po’ combattuto coi suoi fantasmi. Absinthe se l’è presa con me, Capriccioli coi preti, e Gino Cornabò con una parte del mio argomento. Ex falso quodlibet.

Ora, io sono notoriamente capriccioliano, e mi turba pure dargli torto, peró credo che la sua antipatia per i preti gli faccia perdere di vista la questione di fondo, che invece Gino Cornabò afferra. Poi non sono d’accordo nemmeno  con Gino Cornabò, e proveró a spiegare dopo perchè, ma va detto questo: separare il campo in due, tra “secolarizzati” e “religiosi” è un errore madornale. Significa mettere qualsiasi religione nel bacino degli intolleranti, e tutti i non religiosi nel bacino dei tolleranti. Sappiamo benissimo che è l’opposto di così, che i grandi massacri degli ultimi 200 anni in Occidente sono avvenuti per mano di regimi parecchio secolari. Se avviciniamo lo sguardo, vediamo che le motivazioni “non religiose” battono quelle religiose anche per i terroristi, in Europa. Ce lo fa notare Ian Bremmer, giusto oggi (link qui):

 

CVF3hy5WUAAw34P

Ora, il bigottismo di cui parla Alessandro esiste: solo che non c’entra niente con Daesh. E sopratutto è trasversale, appartiene ai non religiosi come ai religiosi, nello stesso modo in cui i religiosi possono essere tolleranti come fanatici. Di certo la storia (non solo il comunismo, anche il terrorismo come da grafico qua sopra) ha dimostrato che non serve credere in un trascendente per essere violenti in questa terra.

Ma, si diceva, il punto è un altro. Il punto è nel post di Gino Cornabò, che riassumiamo nei due concetti:

  1. l’Italia è a tutti gli effetti un paese semi-confessionale dove l’occupazione religiosa (cioè cattolica) degli spazi pubblici è tentacolare e poter dire “no, grazie” al presepe nelle scuole è una forma di disobbedienza quasi liberatoria
  2. Il gioco che Mazzone immagina è quello in cui le regole del calcio sono le solite, i difensori e gli attaccanti se le danno senza remore, e tuttavia l’arbitro indossa la casacca di una delle due squadre nel primo tempo e poi quella della squadra avversaria nel secondo

Il primo argomento è molto pericoloso. È vero, come si diceva in altre occasioni, che la chiesa cattolica mantiene ancora alcuni dei suoi privilegi storici e che questi sono, in uno stato liberale, completamente ingiustificati. Mi pare peró che, dato questo, siano tutti offuscati da una sorta di argomento sostanzialista, non saprei come chiamarlo, per cui se si mette uno spazio a disposizione chi ha più “tela da filare” sono i cattolici, e allora meglio la tabula rasa della competizione aperta. Ancora una volta, si preferisce bandire tutto perchè non si ha fiducia nella possibilità di un campo di gioco che non sia “inclinato”: e infatti lo stesso Gino Cornabò ( in corrispondenza privata, come si dice ) a dichiarare che “allora mi dovete davvero consentire di fare il presepe pastafariano, l’esposizione dei libri dell’UAAR, etc. Se me lo fate fare, come attività estemporanee, allora va bene”. Ma certo, è proprio questo il punto! Ed è proprio per questo che il secondo argomento è altrettanto sbagliato. La scuola non “prende le parti”, e dovrebbe anzi mostrarsi chiaramente imparziale nel ruolo di permettere ai suoi studenti di esprimersi in libertà, senza dover necessariamente fare da grancassa delle pretese dei genitori. Per questo è, secondo me, perfettamente lecito dire “no grazie” all’arcivescovo che si autoinvita a benedire, e anche dire “no grazie” a delle mamme che chiedono di fare i canti, o il presepe. Diverso è se un numero qualsiasi di studenti, fossero anche di sei anni, prende l’iniziativa per tutta la serie delle stesse cose.

È diverso perchè è importante trasmettere da subito il messaggio che in società esistono una diversità di idee, e questo rende una scuola diversa da una partita a calcio: in una partita si puó vincere, perdere o al piú pareggiare. In una scuola, da un confronto di idee accade che tutti vincano, ma mai che tutti perdano. Garanzia di questo ne è certamente l’imparzialità della scuola, e una salutare anche se temporanea assenza dei genitori. Oppure, tornando all’inizio del problema, possiamo decidere che una scuola è solo un luogo dove si impara a leggere e far di conto. Come, grossomodo, era il modello dei paesi totalitari, che nel Novecento in molti hanno guardato con invidia perchè invece nelle scuole occidentali ci si divertiva e si cazzeggiava troppo.

Abbiamo visto com’è finita.

 

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

8 Comments

  1. Fascismo nazismo e comunismo non li definirei proprio “parecchio secolari”, il primo è stato quasi costantemente a braccetto con la religione, gli ultimi due e l’ultimo in particolare sono stati avversi alla religione ma non per volontà di secolarismo, solo per motivi di potere e di volere sostituire la religione con una diversa ideologia che per certi versi ha assunto i tratti propri di una religione.
    Che non si debba mettere tutti i tolleranti da una parte e tutti gli intolleranti dall’altra è evidente ed umano, c’è da dire che è più probabile che sia mediamente più tollerante chi ha a cuore i diritti di tutti rispetto a chi pensa che i diritti debbano essere dispensati da una piccola “cupola” di sacerdoti.

    • Hai dimenticato giacobini, comunisti, maoisti, militanti dell’IRA, brigatisti, etc. Senza contare il fatto che i nazisti perseguitavano i preti.

      So’ ragazzi, d’altronde.

  2. (è possibile per cortesia avere un link alla tabella mostrata? È riprodotta troppo in piccolo e cliccandoci sopra non appare nulla. Grazie.)

  3. “per cui se si mette uno spazio a disposizione chi ha più “tela da filare” sono i cattolici, e allora meglio la tabula rasa della competizione aperta. Ancora una volta, si preferisce bandire tutto perchè non si ha fiducia nella possibilità di un campo di gioco che non sia “inclinato””

    Mi scusi ma non credo che questa visione corrisponda alla (nostra) realtà: se questo putiferio il risultato di un semplice presepio non fatto non oso immaginare che cosa accadrebbe se, per esempio, qualche musulmano proponesse qualche cosa di analogo per il ramadan.

    Ma se, per assurdo, anche cosi non fosse non si capisce per quale motivo la scuola pubblica debba diventare un terreno di competizione per “esibizioni religiose”.

    Ad ogni modo non mi pare il caso di fingere di non vedere che il simbolo religioso “obbligatorio” in questo contesto è appunto un’arma contundente per affermare una identità (nella quale, pur essendo italiano, non mi riconosco).

    • >Ma se, per assurdo, anche cosi non fosse non si capisce per quale motivo la scuola pubblica debba diventare un terreno di competizione per “esibizioni religiose”.

      Per un semplice motivo, per avere un sistema egualitario puoi scegliere sia un sistema che si vota all’assolutamente laico, sul modello francese, sia un sistema multiculturale, sul modello americano, dove si festeggi natale, hannuka, ramadan. Entrambi possono essere positivi. io personalmente preferisco il secondo.

      • Io invece preferisco il primo, se non altro per non trasformare le scuole in circhi pieni di addobbi religiosi.

        Non sono poi convinto che in USA le religioni abbiano tutta questa libertà di fare e brigare all’interno delle scuole pubbliche, http://www.religioustolerance.org/ps_pra9.htm#notok

        Credo poi vada fatta una distinzione tra ciò che è multiculturale e ciò che è banalmente multiconfessionale, dal mio punto di vista le religioni a scuola ci dovrebbero entrare come materia di studio da un punto di vista atropologico/storico/umanistico/letterario non certo come espressioni di fede (per quello ci sono le scuole religiose).
        In altre parole, secondo me, la scuola può essere multiculturale anche senza presepi & co.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from politica

Go to Top