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Amici di sinistra, niente da dire su Chavez?

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Quando ero al Liceo, Chavez era da qualche anno saldamente al potere in Venezuela. Locali dirigenti dei partiti di sinistra andavano in pellegrinaggio in Venezuela e tornavano estasiati, come piccoli Sartre di ritorno da Mosca, magnificando la rivoluzione bolivarista.

Non era una fascinazione limitata a qualche giovincello cresciuto nella provincia italiana che avrebbe poi cercato una raccomandazione da qualche politico locale – il vero socialismo realizzato da noi. Chavez aveva ammiratori nella pubblicistica mainstream di sinistra anche negli Stati Uniti: si veda qui, qui; politici oggi alla guida della sinistra inglese magnificavano i risultati del bolivarismo, come si vede qui. Non ha fatto eccezione la stampa italiana, da Internazionale (si veda qui) a davvero tutti gli altri (qui una rassegna, curata da Formiche.net).

Non c’è poi bisogno di citare il documentario di certo non critico di Oliver Stone, distribuito in Italia con il titolo Chávez – L’ultimo comandante, e applauditissimo a Venezia nel 2009.

Finchè le cose andavano bene, ossia finchè il prezzo del petrolio tirava e il costo delle scelte del governo socialista poteva essere spostato in avanti, il Venezuela ha rappresentato l’ennesima reiterazione delle illusioni della sinistra mondiale, convinta di poter ignorare lo stato di diritto, i vincoli di bilancio, la logica e qualsiasi altra cosa che si opponesse ai propri desiderata. Tra gli ostacoli, nel caso del Venezuela, ci sono stati non trascurabilmente i diritti umani. E non parlo solo degli oppositori politici come Leopoldo Lopez – la sua farsesca vicenda era troppo grottesca perchè anche la stampa italiana non ne desse conto, quindi si veda qui – ma anche dei comuni cittadini.

Ora, in un paese ormai nel caos, con la violenza per le strade, le squadracce filogovernative che hanno reso Caracas simile a Gaza, gli ospedali in disarmo, la carenza di beni di prima necessità, l’iperinflazione, la crisi fiscale e valutaria, scopriamo che il regime ritiene indispensabile pagare il debito estero comprimendo ancora di più i consumi interni. Come suggerisce anche Mario Seminerio, questo potrebbe spiegarsi con la volontà di salvaguardare i propri conti esteri – no, non quelli dello Stato, ma quelli della banda di criminali che oggi lo controllano. Di questo è già più difficile trovare traccia sulla stampa di sinistra, come del fatto che la figlia di Chavez è probabilmente la persona più ricca del Venezuela.

Stiamo parlando di un gruppo di potere spietato, disposto ad affamare i propri governati come e peggio di un dittatore africano di anni che pensavamo di esserci lasciati alle spalle. Eppure, la reputazione di Chavez e Maduro a sinistra non è ancora riuscita a modificarsi – e per molti, anche solo paragonare Chavez/Maduro a Pinochet è offensivo verso i primi. Come se di fronte alle proprie preferenze estetiche, di appartenenza, non contassero niente le condizioni di vita di chi deve fare esperienza di queste politiche.

Seriamente: cari amici di sinistra, non è il caso di fare un passo in avanti, ammettere che vi siete sbagliati? È vero o è falso che il pregiudizio ideologico vi ha portato a sostenere la causa di dei criminali, difendendoli anche quando negavano i diritti delle opposizioni ed esultando quando sono riusciti a rimanere al potere, nel 2002?

La domanda, ovviamente, è rivolta anche agli autori di questo blog, come Absinthe, che di fronte alla citazione del problema, da qualche mese, sanno rispondere solo con insulti e attacchi personali.

Forza, ce la potete fare.

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

3 Comments

  1. Eh già, il cattivo esempio di Internazionale.
    Infatti sul link citato dallo stesso Mazzone si legge “Anche il settimanale “Internazionale” sorprende con una posizione molto critica e meno affascinata dal populismo di sinistra di Chávez. Vicini alla blogger cubana Yoani Sánchez, il settimanale diretto da Giovanni De Mauro sceglie spesso articoli, analisi ed editoriali del quotidiano terzista “Tal Cual” e del mensile “Gatopardo”, due strani casi di vero giornalismo che sono entrambi critici verso gli errori di Chávez e l’opposizione.”

  2. prima di entrare nel merito:

    ma ci vuole poi tanta buonafede per tradurre la parola “woman” con “donna” invece che con “persona”?

    …o si mettono link in barbaro fidando nella pigrizia altrui, tanto per dire “ho messo anche il link”…

    (compiti a casa: tradurre “The Miami-based newspaper did not detail what evidence there was outlining Chavez’s assets, though there have long been rumors…” poi eventualmente parliamo di pinochet, di camionisti, di opec, di quello che vi pare)

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