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Amaca Chips /5 – La porta del Male

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Lui è tornato da appena un mese e già si annoia al punto da cercare sollievo nel bene rifugio della rete, ossia le notizie trash nella barra a destra. Pensate, si annoia a tal punto del suo stesso lavoro che non trova niente di meglio da scrivere che raccontarci questa incredibile esperienza con la foto del tatuaggio di Rihanna.

Esperienza che ha coinvolto “le persone intorno a lui” che supponiamo essere la redazione di Repubblica e che ci immaginiamo dunque avvinte da questo cazzeggio ermeneutico su un paio di tette tatuate. La Repubblica delle Idee, ammàzza.

Insomma come al solito volevo prendere per il culo questa ultima inutile Amaca (il nostro si annoia a morte, e si vede), poi la cosa è diventata seria, terribilmente. Perchè Michele prima non capisce, se la sghignazza coi colleghi, poi però ha un rigurgito di perbenismo. E s’incazza, diamine: la foto l’ha scattata lei, l’ha messa in giro gratis e per questo è BRUTTA. E il brutto è la porta del Male, chiosa soddisfatto.

L’articolo si conclude con questa sottospecie di luogo comune, uno dei più frequentati tra gli intellettuali e i politicanti di una certa sinistra, che li fa sentire come piace a loro: nello stesso tempo colti ma popolari.

Ecco, io volevo dire una volta per tutte che questa storia che il Brutto è Male è una stronzata emerita, e non vale la pena neanche scomporre i termini della questione, che il Brutto è concetto variabile, che non si può vietare il Brutto, nè multarlo eccetera. Che poi Repubblica.it pubblichi roba trash è risaputo ed è altro discorso.

L’orogenesi di questa montagnosa cazzata è antichissima, so che la recente vulgata recitata da Luigi Lo Cascio in una sequenza de I 100 Passi (film dai grandi meriti, tra cui non quello della profondità) ha avuto grande successo e viene citata a rotta di collo e a spropositissimo come panacea a tutto. Il Bello è il nuovo Graal: quando le città saranno belle allora vivremo meglio, la politica si misura dal grado di bellezza e “bisognerebbe obbligare le persone a rendere belle le facciate delle loro case”.

Se volete litigare con me, fate un discorso così: perchè io lo rivendico il diritto al brutto, all’irregolare, al disturbante.

Poi (facciamo che di Platone parliamo n’altra volta, ok?) voglio solo farvi presente che la bellezza è stato il volto surrettizio di tutti i regimi, che l’estetica di Stato è sorella dell’etica di Stato, e sono sorelle che vanno molto d’accordo.

Ora, il punto è che voi potete essere fighetti e patinati a piacimento, tutto quello che vi chiediamo di fare è non rompere il cazzo. E che non vi passi per la testa che essere belli e fare cose belle sia un obbligo, non lo è e potete sempre guardare altrove. Anzi: fàtelo.

Gunnàit.

 

 

 

2 Comments

  1. Amen. Come avrebbe detto il Reverendo: “My fellow Americans: We will no longer be oppressed by the fascism of Christianity! And we will no longer be oppressed by the fascism of beauty. As I see you all sittin’ out there trying your hardest not to be ugly, trying your hardest not to fit in, trying your hardest to earn your way into Heaven, but let me ask you: Do you want to be in a place that’s filled with a bunch of assholes?” – lo so, la citazione è un po’ troppo colta…

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