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All Along The Watchtower – Jimi Hendrix Cover

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In genere, non capisco che senso possa mai avere registrare una cover, almeno quando si sia artisti di talento. Ma “All Along The Watchtower” è una delle pochissime eccezioni. Hendrix adorava Zimmerman, girava con gli spartiti di Dylan nella valigia, e nel corso degli anni reinterpretò, oltre Watchtower, altri tre brani del suo repertorio (“Can You Please Crawl Out Your Window?” – BBC Sessions, “Drifter’s Escape” – South Saturn Delta e “Tears Of Rage“.

Genesi

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1968: Jimi è appena tornato a Londra dagli Stati Uniti con il vinile di John Wesley Harding ed una bottiglia di whiskey speciale; lo ascolta in loop nel salotto di casa con la fidanzata Kathy (Etchingham); se lei prova ad allontanarsi, anche solo per andare al bagno, Jimi la prende delicatamente per un polso e la costringe a risedersi: “Questo passaggio non puoi perdertelo”. Si sviluppa così l’idea di interpretare / stravolgere uno dei pezzi dell’album di Dylan. “I Dreamed I Saw St. Augustine”, quella perla delicata, viene scartata perché troppo personale – il sogno è di Dylan, non di Jimi (inoltre Jimi non si sente a suo agio con il tempo,  3/4).

E’ così che Hendrix arraffa All Along The Watchtower e lo tratta neanche fosse la sua chitarra a Monterey, usandogli violenza ed incendiandolo, dando così vita ad una delle sue esecuzioni più straordinarie. Non solo il pezzo originale viene reintepretato, ma la versione di Hendrix lo sviluppa, facendo sublimare la tranquillità contemplativa di Dylan in un discorso rock feroce, urgente, violento. Un caso, forse unico, di inconsapevole fecondazione incrociata tra compositore ed inteprete. Dylan ammetterà di essere stato “sopraffatto dall’interpretazione di Hendrix. Era talmente talentuoso da scovare elementi sconosciuti in una canzone e svilupparli in modo vigoroso. […]. Forse è addirittura riuscito a migliorarla, sfruttando i gradi di libertà che si era concesso. Io stesso ho approfittato di questa versione, lo faccio tutt’ora.” Per inciso, All Along The Watchtower è una delle canzoni più suonate da Dylan dal vivo (è stata eseguita ben 1.700 volte, più di Like A Rolling Stone), con uno stile molto … hendrixiano. Dal canto suo, Hendrix pensava a Watchtower come ad una canzone che avrebbe potuto scrivere lui stesso, senza però riuscire a completarla.

27-esimo take

La prima registrazione viene eseguita agli Olympic Studios di Londra: insieme a Jimi, Mitch Mitchell (batteria), Noel Redding (basso) e Dave Mason (dei Trafic) alla chitarra acustica a 12 corde. Al settimo take Redding, cui il pezzo non piace, si alza e se ne va al pub. Poco dopo, si presenta in in studio Brian Jones, completamente ubriaco. Hendrix non sa dirgli di no e gli concede di mettersi al piano, sostituendo Mason. Dopo un paio di tentativi miserrimi, Jones viene allontanato per poi collassare nella control room. Nonostante la pessima prova di sé, riuscirà a suonare il vibraslap dell’intro.

In giornata, al 27-esimo take, la versione base della canzone è finita . La registrazione, a questo punto, non ha ancora gli a-solo, né la parte vocale, ma è costituita dal solo scheletro ritmico, una culla in cui Hendrix avrà modo di includere i ben quattro a-solo di chitarra elettrici (ognuno con un suono diverso). Hendrix riprende a lavorare su All Along The Watchtower durante l’estate del 1968, nei Record Plant di New York. Negli USA Jimi potrà avvalersi di una strumentazione molto più sofisticata di quella di cui disponeva a Londra (dal 4 piste degli Olympic Studios passerà al 12 piste dello studio newyorkese, presto sostituito da un 16 piste), sovraincidendo ossessivamente le parti di chitarra e poi anche di basso.

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Rispetto alla versione che conosciamo oggi, il risultato è relativamente dolce, con la chitarra acustica in primo piano e gli a-solo di elettrica non troppo spinti (la si può ascoltare nella già citata raccolta South Saturn Delta) . Il mix della canzone messo a punto da Hendrix assieme al produttore Eddie Kramer, invece, è scintillante: i due si sbizarriscono, ricorrendo a tutto l’armamentario dei trucchi da studio, riverbero, chorus, compressione… Il singolo arriva al n. 5 in Gran Bretagna e raggiunge negli USA il 20-esimo posto.

All Along The Watchtower

Le parole

Benché Dave Van Ronk, amico e mentore di Dylan sostenesse che la canzone fosse “uno sbaglio dal titolo in poi”  (“una torre di guardia non è un muro né una strada, non la si può costeggiare“), le parole di All Along The Watchtower sono un capolavoro di poesia e di ermetismo. In esse, al di là delle diverse possibili intepretazioni allegoriche, si respira l’imminenza di un mutamento epocale. Non caso, la canzone è stata scritta alla vigilia del 1968.

Con la strofa iniziale siamo già “in medias res”: “Ci sarà un modo per uscirne“, dice il Giullare al Ladro. Non è un caso che i due siano due outsider, il primo privo di dignità, e il secondo apertamente immorale. “C’è troppa confusione qui, e non trovo pace“, continua il Giullare, “Gli uomini d’affari bevono il mio vino mentre gli operai lavorano la mia vigna“. Il Giullare, che per mestiere intrattiene i bravi borghesi, fustigandone i vizi, mette in scena la sua alienazione: i fan (gli operai) pagano per la sua musica, mentre i boss dell’industria discografica si arricchiscono (“bevono il mio vino“). Nessuno di loro (sfruttatori, sfruttati) riesce a comprendere il valore autentico dell’Arte; lo scambio scellerato tra arte e denaro non può che produrre “confusione”.

Il Ladro invita il Giullare a guardare con serenità alla situazione e a parlargli con franchezza: loro due, in quanto reietti, dovrebbero sapere che molte delle persone inquadrate nel meccanismo mortifero della società pensano che la vita “non sia altro che uno scherzo“. Ma in fretta, il momento della verità si sta avvicinando. La canzone si conclude con l’immagine della società gaudente (“I principi erano di vedetta, e donne e servitori a piedi scalzi entravano ed uscivano [dalla cittadella]“) ignara di quanto la attende. Nonostante infatti tutta la poetica dell’opera ruoti attorno alla torre di guardia, nessuno sembra accorgersi dei segnali dell’apocalisse ormai prossima, significata dalle potenti immagini della chiusa: il ringhio del puma, i due cavalieri all’orizzonte, il forte vento che inizia a soffiare.

Benché Dylan finisca per piegarli al servizio della sua immaginazione poetica anarcoide, i riferimenti iconografici della canzone provengono quasi testualmente dal Libro di Isaia (la torre di guardia, la coppia di cavalieri, l’annuncio della caduta di Babilonia e la conseguente distruzione dei suoi falsi idoli).

Non mancano tuttavia altre interpretazioni: secondo una di queste, il Giullare rappresenta Cristo, mentre il Ladro è il peccatore, ovvero l’umanità intera. La canzone non sarebbe altro che la resa poetica di una (inutile) perorazione da parte dell’umanità a Dio, finalizzata a scongiurare la punizione per le sue molte malefatte, significate dalla torre di Babele (“La Torre di Guardia”). Una preghiera inutile: i due cavalieri si stanno avvicinando.

Secondo altri, il Giullare è Dylan, mentre il Ladro è un’immagine del Diavolo, cui il cantautore ha venduto l’anima. In questa prospettiva, la confusione è dovuta al fatto che le masse non possono sapere quale sia il segreto che garantisce a Dylan il successo. “Non c’è ragione di agitarsi”, come fa la gente comune, che non può conoscere la natura del patto infame tra il cantautore e il demonio. La vita del piccolo Faust del Minnesota è comoda e piena di divertimenti (le donne e i servitori che camminano scalzi per non far rumore), ma le guardie del demonio (i Principi) non permetteranno a Dylan di fuggire. Intanto il puma ruggisce e i due cavalieri all’orizzonte non promettono niente di buono.

Riferimenti:

http://bit.ly/1hXjWKW

http://bit.ly/1Cg8KCn

 

6 Comments

  1. Letto molto volentieri. Ammetto che riesco a farlo solo per pezzi che già mi piacciono o per lo meno potrebbero gravitare nel mio universo di ascolti.
    Accetti anche suggerimenti/richieste di pezzi da sviscerare?

      • Ok .. ho pensato che su una singola canzone è difficile, magari non c’è materiale o non è interessante, quindi dico un nome di una band/artista e ti lascio la scelta del pezzo.
        Sui Beatles provvede già Capriccioli quindi direi … mmh…

        Allora, se esiste qualcosa, sarei curioso di qualche chicca su Manfred Mann’sEarth Band.
        Altrimenti in seconda battuta Radiohead.
        Se invece non ti ispira nessuno dei due , direi Zappa, che qualcosa di strambo ha combinato sicuro e i pezzi meritevoli sono tanti.

        Resta ovviamente l’opzione del declinare gentilmente i suggerimenti con un “machittesencula” , amici come prima!

  2. Pezzo straordinario. Mi complimento nuovamente dopo A Forest.

    Il prossimo potrebbe essere qualcosa degli ……The Smiths? …. così tanto per non dimenticarli…

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