un blog canaglia

Agosto

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Si guarda intorno spaurita, come se al quadro mancasse qualcosa che non riesce a mettere a fuoco; come se l’ordine del mondo conosciuto si fosse dissolto nel nulla, lasciando il posto a spazi imprevisti e inconcepibili, a distese di cemento troppo grandi per essere esplorate. La guardo tornare quasi correndo, scappando sulle gambe secche, coi sandali aperti e una piccola busta in mano, occhieggiare a destra e a sinistra le saracinesche abbassate, il muro compatto e invalicabile dei palazzi improvvisamente privi delle solite, rassicuranti cavità; la seguo, annusando come una scia di profumo il suo panico silenzioso per i punti di riferimento che mancano, la osservo cercare un po’ d’ombra al semaforo del marciapiede diventato improvvisamente ostile e sconosciuto. Mi fermo, la immagino proseguire, svoltare, aprire il portone, salire a casa; sentire, dopo tanto tempo, il peso di non avere nessuno ad aspettarla. Tra qualche giorno passerà. La strada inizierà a ripopolarsi, lo stordimento vuoto di agosto lascerà il posto alla vita di sempre, alle facce consuete, al pane comprato nel solito posto; sfumerà con l’autunno, sarà dimenticato nel freddo delle luci di natale spiate come una bimba da dietro le vetrine, nell’odore acidulo del cassetto aperto per tirare fuori le calze pesanti; si trasformerà in un senso di speranza assurdo e impronunciabile a primavera e sarà disatteso, come sempre, da un luglio estraneo e obliquo, coi tavoli dei ristoranti all’aperto pieni di gente chiassosa e niente bambini che vanno a scuola al mattino.
Poi, come in un soffio, un’altra volta agosto, negli occhi liquidi e smarriti dei suoi ottant’anni.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

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