un blog canaglia

Adinolfi, tutti i giorni

in politica by

Un paio d’anni fa, durante una trasmissione radiofonica, mi ritrovai -mio malgrado- a discutere con Mario Adinolfi sui cosiddetti “temi etici”: dovendo riscontrare, non senza provare una punta di compassionevole divertimento, che il suo metodo dialettico consisteva nella declinazione sistematica di tautologie a ripetizione, e dunque non lasciava spazio ad alcun esito possibile tranne smettere di parlare e occuparsi di altro.
Quel giorno, tanto per fare un esempio, mi azzardai a sostenere che secondo me un “Partito Democratico”, sulla scorta dei valori di progressismo e inclusione che teoricamente dovrebbero essere nel suo DNA, avrebbe dovuto intrinsecamente adottare un atteggiamento di apertura nei confronti del matrimonio gay, del testamento biologico, della fecondazione assistita e via discorrendo; sentendomi rispondere una cosa sconcertante tipo “Capriccioli sostiene che il PD deve essere favorevole al matrimonio gay perché lo dice lui”.
Evvabbè. Lui è uno che fa così, discuterci non serve a niente. Come dire, pazienza, basta saperlo.
Dopodiché, debbo ammettere che di Adinolfi ho sempre guardato con sconfinata ammirazione la parabola politica, sempre sagacemente e pervicacemente tesa a cercare spazio laddove ce ne fosse un morso (warning: il primo che si azzarda a fare una battuta sullo “spazio” e sulla mole di Adinolfi lo banno, e non sto scherzando).
Voi ve le ricordate, per dire, le primarie del PD nelle quali il nostro amico si candidò come esponente dei “giovani” e della “rete”? Allora le parole d’ordine erano “meno di 40 anni”, “genocidio generazionale” e “nuovo”.
Ebbene, in quelle elezioni Adinolfi ottenne 5.906 voti. Su 3.554.169. Una cosa, insomma, vicina all’uno per mille. Eppure grazie a quel formidabile risultato entrò di diritto nell’assemblea costituente del partito. Con una metafora pokeristica, si trattò della magistrale capitalizzazione di una coppia di sette. A voler esagerare.
Poi, nel 2009, la candidatura alla Segreteria Nazionale del PD: ancora qualche scampolo di giovanilismo (del resto Adinolfi rientrava ancora, sia pure di poco, negli under 40), ma soprattutto democrazia diretta e retorica anti-casta, anti-mafia, anti-banche. Temi certamente di attualità. Per non dire, a quei tempi, in gran voga.
Alla fine la candidatura fu ritirata, e Mario confluì a sostegno di Franceschini. Cosa che successe anche nel 2012, allorché Adinolfi prima si candidò in proprio, e successivamente decise di appoggiare Gentiloni. Nel frattempo, il subentro in Parlamento come primo dei non eletti dopo le dimissioni del neo-sindaco di Civitavecchia.
Poi, inesorabile, il tempo passa. Oggi siamo nel 2014, e per uno del 1971 la stagione degli “under 40” è finita da un po’. Lo spazio, come dire, va cercato altrove: e non a casa propria a giocare a poker online, come si converrebbe a chi appena otto anni fa sbraitava che gli ultraquarantenni dovevano levarsi di mezzo.
Macché, manco per niente. Oggi lo spazio da cercare è sintetizzato in un suggestivo collage di istanze anti-gay, anti-fecondazione assistita, anti-eutanasia, insomma “anti-temi etici”, condite da una cospicua quantità di parole quali “natura”, “Dio”, “cristianesimo”, con la ciliegina sulla torta di un pungente anti-savianesimo, tanto per avere dei punti di riferimento ben visibili. E deve trattarsi di uno spazio invitante assai, al punto da indurre Adinolfi a annunciare la fondazione di un quotidiano (avete capito bene, un quotidiano) dal moderato nome “La Croce” che si occuperà esclusivamente di questi temi.
Voi ve lo immaginate? Tutti i giorni. Tutti i giorni sentirsi raccontare che il matrimonio gay non va fatto perché “solo dall’unione di un uomo e di una donna nascono figli”, che “ogni persona ha dentro la dignità di Dio” e che siamo afflitti da “meccanismi che negano diritti ai bambini che vanno dalla fecondazione eterologa all’oscenità dell’utero in affitto”.
Tutti i giorni tenendosi sul gozzo la voglia di rispondere, e tutti i giorni reprimendola, perché rispondere a uno così sarebbe del tutto inutile.
Tutti i giorni.
Almeno finché lo spazio, magicamente, non si materializzerà altrove.
Speriamo presto.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

9 Comments

  1. no, io cerco di immaginarmi uno che va all’edicola e chiede “la croce” (che poi oggi fra youporn e concorrenza mi sa tanto che non trovi neanche più uno straccio di rivista porno dentro cui nasconderla…).

  2. Persino il Papa ha capito che ridurre la dottrina cattolica solo a quei temi non solo non è un’azzeccata scelta di marketing…

  3. […] Mario Adinolfi a supporto dei suoi discorsi dice che, da giornalista,  per dare una spiegazione al perché si verificano delle cose occorre “seguire i soldi“. Magari contando i libri venduti dalla seconda moglie, quella sposata a Las Vegas, all”incontro di presentazione a Trieste, si può intuire il nuovo corso di Marione il pokerista. Terminata per ragioni anagrafiche la lotta al fianco dei  giovani fino a quarant’anni (c’è da dire che non si è mostrato troppo intelligente, poteva tenersi largo), ecco che ha trovato una nuova nicchia da far fruttare. Della sua carriera vissuta “di palo in frasca” interessante leggere questo articolo (Vai). […]

  4. “Quel giorno, tanto per fare un esempio, mi azzardai a sostenere che secondo me un “Partito Democratico”, sulla scorta dei valori di progressismo e inclusione che teoricamente dovrebbero essere nel suo DNA, avrebbe dovuto intrinsecamente adottare un atteggiamento di apertura nei confronti del matrimonio gay, del testamento biologico, della fecondazione assistita e via discorrendo”.
    Mi pare sempre il solito modo superficiale di trattare i temi cosiddetti etici: superficiale perchè ad esempio si parte sempre da un presupposto (preoccupato) di progressismo ovvero di oscurantismo, e poi perchè, come sempre, si trattano questi diversissimi temi come un unicum, quando un unicum non sono proprio per niente e si possono quindi avere posizioni diverse rispetto ad ognuno di essi.
    Così si perdono pure i referendum, e non certo per colpa del cardinale o dell’Adinolfi di turno.
    Io ad esempio sono favorevole al matrimonio per gli omosessuali; matrimonio, non ridicoli Dico o Pacs o ….
    Sono invece sfavolrevolissima alla fecondazione medicalmente assistita per la piega che ha preso: ad esempio, l’eterologa in sè non mi dà più di tanto da fare, ma la pretesa di un figlio con lo stesso colore di pelle mi fa inorridire. Qualcuno mi spieghi in che modo questo mio ragionamento può essere definito secondo le due etichette che dicevo prima: progressista? Oscurantista? In ogni caso, perchè?
    E aggiungo un tema, andando più in là del testamento biologico: sono contrarissima all’eutanasia. Sono oscurantista? Perchè? Perchè invece chi è favorevole è progressista?
    Ovviamente mi aspetto risposte oggettive e razionali.

Lascia un commento

Your email address will not be published.

*

Latest from politica

La festa spenta

Oggi è il 25 aprile. Come sempre, ci sono manifestazioni e cortei
Go to Top