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Adda passà ‘a nuttata

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Nonostante tutto il rispetto e la stima che posso provare nei confronti del coming out di Monsignor Charamsa (ammirazione ancor maggiore se si considera la scaltrezza di una mossa che, fatta alla vigilia del Sinodo sulle famiglie, creerà non pochi imbarazzi e difficoltà in seno alla Curia), non posso fare a meno di interrogarmi sull’effettiva utilità di tale gesto in una dimensione, per così dire, politica, delle “riforme”.

Soprattutto in considerazione di un’intervista al Papa di ritorno dagli Stati Uniti apparsa qualche giorno fa su corriere.it, in cui il Pontefice affermava, nella disattenzione più generale, che “le donne sacerdote? Non si può fare.” Insomma, dichiarazione durissima (ovviamente passata in sordina) e chiusura totale riguardo a un argomento che tocca milioni di persone, in nome di presunte decisioni definitive prese da Giovanni Paolo II. Se vi aspettavate una rivoluzione “di genere” da parte di Bergoglio, temo dovrete aspettare un bel po’.

Non fraintendetemi, non penso che la questione del sacerdozio femminile abbia più importanza delle unioni omosessuali – o viceversa. Credo anzi che, sul piano dei valori, un riconoscimento statutario debba per forza comportare l’altro. Tuttavia, non è insensato pensare che una Chiesa che non riesce ad includere nei suoi ranghi una buona metà della popolazione mondiale, quella coi cromosomi XX, difficilmente potrà aprirsi a una minoranza che, storicamente, ha iniziato ad acquisire diritti persino dopo le donne.

La Chiesa è patriarcale fino al midollo, e tale rimarrà fino a quando le sue gerarchie continueranno ad avere solo e unicamente il pene. Sebbene una teologia “al femminile”, come auspicato nell’intervista di cui sopra dallo stesso Papa Francesco, possa effettivamente apportare dei contributi alla causa delle donne cattoliche (e non solo), certe questioni rimarranno inalterate ad infinitum, a meno che non vengano scardinate dalle fondamenta le logiche fallocentriche del soglio pontificio. Come dice lo splendido Gian Maria Volonté nel ruolo di Giordano Bruno, “Chiedere a chi ha il potere di riformare il potere?! Che ingenuità!”

Ora, in un mondo precluso alle donne, fatico davvero a vedere il minimo spazio per gli omossessuali. Proprio per questa ragione, persone coraggiose e intelligenti come Krzysztof Charamsa dovrebbero tirare i remi in barca e aspettare che finisca il Medioevo.

Nato nella Somalia italiana nel 1909, si dedica giovanissimo all'antropologia lombrosiana e alla frenologia. Dopo aver contribuito alla fondazione di Latina, nel 1938 fugge in Argentina con Ettore Majorana poiché non condivide la linea morbida di Mussolini sul banditismo molisano. Rientrato in Italia negli anni '70 in seguito a una scommessa persa con Cesare Battisti, si converte allo stragismo mafioso e alla briscola chiamata. Tra i fondatori occulti di Grom, oggi passa la maggior parte del suo tempo refreshando la pagina facebook di Marco Mengoni.

14 Comments

  1. boh.
    cioè, tu sostieni che in fin dei conti è meglio un charamsa vivo che un sanpaolo morto…?

    a me me sembra come pretenne’ de fa’ un solo de basso elettrico al festival del flauto barocco, ma fate un po’ voi.

  2. Ma che rottura di coglioni! Il cristianesimo e il cattolicesimo sono quello che sono. Ti piacciono? Ok seguili. Non ti piacciono? Ok ignorali o avversali. Ma basta con sta moda demenziale di voler essere cattolici ma anche ciò che il cattolicesimo rifiuta. Poi? metallari progressisti che chiedono di far cantare nelly furtado al gods of metal? La pretesa di essere di sinistra ma anche della fiamma tricolore? Perché non riuscite ad accettare che il cattolicesimo é dei cattolici? E che ha una dottrina precisa? E che se non la vuoi rispettare non puoi essere cattolico? avete rotto gli zebedei!

    • Il cattolicesimo é dei cattolici? Un attimo. Lo sarebbe se si limitassero a radunarsi in chiesa a pregare e mangiare ostie. Invece in Italia orientano in modo dirimente il l’agire parlamentare e la conseguente legislazione in materia di eutanasia, copie di fatto, fecondazione assistita, omosessualità, normativa fiscale (gratis per loro, carissima per me). Quindi io, mio malgrado, pur non essendo affatto cattolico, i cattolici me li ritrovo sotto al letto a ficcanasare nelle mie mutande, pago salatissime IMU e TASI anche per i loro ospedali/alberghi/scuole “adibiti al culto”, devo andare in Olanda se voglio un’eutanasia o in Svizzera se voglio procreare pur con scarsa motilità spermatica.
      Ti assicuro che quando i cattolici mi lasceranno in pace io sarò lietissimo di non occuparmi più di loro

      • Il cattolicesimo é dei cattolici. La politica italiana degli italiani. Se i cattolici parlano di politica sei titolato in quanto coinvolto a criticarli, ma quando parlano di cattolicesimo e di questioni interne al cattolicesimo, come il sacerdozio femminile o la non accettazione di gay per fare i preti, parlano di qualcosa che appartiene loro. Come i rastafariani fanno il rastafarianesimo i cattolici fanno il cattolicesimo. Personalmente il cattolicesimo mi sembra pura demenza ma non ho niente da dirgli su chi deve fare il prete. Sono critico quando propongono leggi contro i gay, ma non quando loro non vogliono accogliere i gay fra di loro: dovrebbe essere un loro elementare diritto.

        • >non vogliono accogliere i gay fra di loro: dovrebbe essere un loro elementare diritto.

          why?
          perche’ escludere qualcuno dovrebbe essere diritto di un cattolico?
          Mi sembra che la legge “amate gli altri quanto voi stessi” renda del tutto incongruenti le posizioni successive.
          Oppure anche l’incongruenza e’ un affare interno su cui non si puo’ disquisire?

        • C’e’ da dire che e’ stato “buttato fuori” in quanto avente una relazione fissa, non in quanto gay.
          Pieno di preti etero “buttati fuori” allo steso modo quando s’e’ scoperto che avevano una relazione stabile.

    • Ma poi il cattolicesimo dice che le persone di chiesa devono astenersi dal sesso, non che non devono essere omosessuali, no?

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