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Abolire l’ONU

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Questo articolo citerà sette cose, in ordine sparso, che avrebbero gettato discredito su qualunque organizzazione. Esistono ovviamente decine e decine di inside stories che chi ha lavorato nell’ambiente conosce, quindi la lista non è esaustiva – neanche delle informazioni pubbliche, di cui qui si propone una rassegna evocativa.

Le Nazioni Unite nascono dopo la Seconda Guerra Mondiale per perpetuare su larga scala le inefficienze e gli insuccessi della Società delle Nazioni – se per stoltezza o per malafede dei proponenti, questo non è dato saperlo. Negli anni, oltre alle ambizioni di stabilire una sorta di global legalism (se ancora ci credete forse è il caso di acquistare libri come questo), le Nazioni Unite hanno fondato agenzie dedite al perseguimento degli obiettivi più vari, e dopo la fine della Guerra Fredda hanno provato a giocare un ruolo di peace-keeper.

Il fallimento delle Nazioni Unite, da Vienna a New York, da Ginevra a Parigi, dovrebbe ormai essere evidente. Di seguito sette esempi da usare per convincere gli amici che abolire l’ONU è prioritario.

  • Il fallimento clamoroso di praticamente ogni operazione di peace-keeping
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    I caschi blu sono intervenuti, ad oggi, in 69 conflitti. Un numero considerevole, con il numero degli interventi in crescita negli ultimi anni. A parte due casi di relativo successo – si vedrà quanto, in Sierra Leone e Burundi, terrà la pace – sono ormai storia i soldati olandesi che non muovono un dito di fronte al massacro di Srebrenica (1),  le violenze perpetrate dai soldati stessi durante il fallimentare intervento somalo (2), o la tremenda inazione nel caso del genocidio in Rwanda di cui responsabile fu anche Kofi Annan (3).
  • Gli episodi di corruzione tra il tragico e il ridicolo: i casi Arlacchi e Kofi Annan
    Le Nazioni Unite sembrano, a chi viene da paesi molto corrotti, un’oasi di giustizia e assenza di corruzione. Non si vuole fare del moralismo, ma è utile far notare come dinamiche corruttive da terzo mondo si manifestino a maggior ragione in organismi che mancano di qualsiasi controllo democratico o giudiziale. Valga questo esmepio. Pino Arlacchi viene nominato Executive Director del UN Office for Drug Control and Crime Prevention: un ufficio che tra le altre cose si occupa di corruzione, basato a Vienna. Ebbene, dopo qualche anno  di alterni risultati Kofi Annan è costretto a chiedergli di dimettersi sulla base di una lettera, firmata da parecchi suoi collaboratori in cui si denunciano spese pazze, tra cui una Mercedes, vasi cinesi, decine di migliaia di dollari in consumi personali e altre amenità. Il problema di corruzione sembra non essere sparito con la  dipartita di Arlacchi, si veda (4), il quale nel frattempo era andato a certificare la correttezza delle elezioni azere, salvo venire smentito dall’OCSE e difendersi dicendo che l’ha fatto “per tutelare interessi italiani”.
    Nel frattempo è lo stesso Kofi Annan a trovarsi invischiato nella melma, con il fratello ambasciatore implicato nello scandalo Oil For Food di cui si dirà dopo (5), e la sua famiglia intiera coinvolta in uno scandalo da poracci che ricorda le case di D’Alema, Carla Fracci e le peggiori affittopoli italiane (6).
  • I programmi per la pace che portano alla guerra: il caso Oil for Food
    Lo scandalo Oil for Food dovrebbe essere noto, ma aiuta ricordarne i tratti salienti. Siamo nel 1995, l’idea è quella di aiutare l’Iraq a uscire dall’emergenza scambiando il petrolio con cibo e farmaci. Pur essendo lo scopo iniziale quello di permettere l’applicazione delle sanzioni senza causare emergenze umanitarie, l’esito finale è l’invasione dell’Iraq da parte degli Stati Uniti dopo le ripetute provocazioni di Saddam (di cui la cacciata degli ispettori fu il punto culminante); nel frattempo, le forniture di cibo si rivelavano per lo più inadatte al consumo umano, ma si è permesso ai burocrati vicini al regime di accumulare somme considerevoli grazie allo spaventoso giro di corruzione alimentato dal programma. (7) – (8)
  • Le agenzie usate come parcheggio dei privilegiati: i francesi all’UNESCO
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    Sarebbe facile citare la FAO, d’altronde Laura Boldrini non è il politico più popolare d’Italia. Più in generale, è noto tra gli insiders che gli uffici nelle città più ambite (Parigi e New York, ma anche Roma, Ginevra) sono pieni di delegati e impiegati dei paesi poveri che hanno la peculiare caratteristica di essere personalmente parenti o prossimi del gruppo al potere nel proprio Paese. Ma i paesi ricchi non sono da meno, specialmente quando le agenzie sono in casa loro: si prenda ad esempio lo scandalo scoppiato a fine anni ’90 dopo che il Guardian ha rivelato un memo in cui si rivelavano le pressioni per far assumere ex membri dello staff presidenziale di Chirac all’UNESCO. I documenti rivelavano la corruzione interna alla struttura; il 40% delle promozioni violava persino le (lasche) regole interne, con una composizione dell’organico così fortemente simile a una piramide inversa da avere troppi capi e non abbastanza dipendenti (nonostante il mezzo miliardo di dollari di fondi ricevuti ogni anno) per portare avanti la maggioranza dei progetti. Praticamente l’ATAC. (8)
  •  I diritti umani questi sconosciuti: il premio Gheddafi a Erdogan, il premio FAO a Maduro
    Se tra gli obiettivi delle Nazioni Unite, specialmente dopo la caduta dell’Unione Sovietica, vi è stata la promozione dei diritti umani, il risultato non è esaltante. Due episodi potrebbero sollevare un po’ di (tragica) ironia. Il primo è quello del premio Gheddafi, istituito dal regime libico qualche decennio prima di essere rovesciato, mantenuto fino alla guerra civile e assegnato a varie personalità e/o soggetti, principalmente con lo scopo di promuovere l’agenda politica di Gheddafi stesso. L’ultimo premio, appunto poco prima della guerra civile, era da assegnarsi al campione dei diritti civili Recep Tayyip Erdogan. Cosa c’entra l’ONU? Niente, sennonchè le intersezioni tra gli advisory committees del premio Gheddafi e dell’ufficio ONU che si occupa di Human Rights non sono nulle, e le pressioni perchè lo svizzero Jean Ziegler si dimettesse sono iniziate solo a regime caduto (9). Più triste, e ancora più paradossale, è la storia del premio dell’agenzia per l’alimentazione (la FAO), assegnato a Maduro – attualmente presidente della repubblica bolivariana (cioè, socialista) del Venezuela. Il premio è stato assegnato nel 2013. Solo due anni dopo, mentre negli zoo gli animali vengono alimentati a mango, questi sono i venezuelani in fila per ricevere la razione di pasto quotidiano, giacchè il paese si appresta a razionarlo come nella vicina Cuba:631x445xline-venezuela.jpg.pagespeed.ic.Bv1UKopon2nohaycomida
  • Gli interventi non tanto umanitari
    In molti casi, parlando con chi lavora nel settore, si guarda con sospetto l’entusiasmo di chi va a lavorare in paesi “difficili” e magnifica l’esperienza. Chi pensava che ciò fosse dovuto unicamente alle condizioni – invero molto vantaggiose – in cui vengono messi gli aid workers UN, potrebbe doversi ricredere sulle persone con cui ha preso una birra. Due storie recenti dovrebbero lasciar supporre che, se non altro per inefficienza, molto spesso si starebbe meglio senza gli interventi umanitari ONU. Recentissima è l’ammissione da parte degli stessi ufficiali delle Nazioni Unite di essere i responsabili dell’ultima epidemia di colera ad Haiti, che nel frattempo miete migliaia di vittime (11); meno recente, ma forse più grave perchè non accidentale, è la storia degli aid workers dediti allo sfruttamento sessuale dei bambini del Sierra Leone (12).
  • Le democrazie non contano, le dittature si coordinano: Israele nemico pubblico
    Un vero problema delle Nazioni Unite è che sono, per quanto riguarda il rapporto tra Stati, invero molto democratiche. Questo porta i blocchi di nazioni non democratiche a ottenere un rimarchevole grado di coordinamento sui temi di interesse comune, mentre le democrazie si dividono e vanno ognuna per la propria strada. Questo finisce per minarne l’efficacia, come accade per i tribunali di giustizia internazionale – ai quali non a caso gli USA non partecipano mai. Un esempio dello straordinario coordinamento delle dittature è dato dalla capacità dei paesi arabi di raccogliere consenso nelle votazioni contro Israele. Sono centinaia le risoluzioni, condanne, e ammonizioni passate dall’assemblea generale (13). In linea generale, ogni anno Israele riceve più attenzione di tutti gli altri paesi del mondo messi assieme. E no, questa non è una battuta: più dell’Iran, più dell’Arabia Saudita, più della Birmania, più del Venezuela. E Cuba? Beh, su Cuba c’è tempo, intanto bisognava condannarne l’embargo.

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    Risoluzioni di condanna da parte dell’UNHRC

    Si potrebbero citare tanti altri motivi per chiudere le Nazioni Unite, a partire dalla gestione opaca dei benefit e dei contributi dei singoli Stati, ma questo magari si potrà proporre per una puntata successiva.

    Fonti:

(1) : https://en.wikipedia.org/wiki/United_Nations_Protection_Force

(2): https://en.wikipedia.org/wiki/Somalia_Affair

(3): http://www.theatlantic.com/magazine/archive/2001/09/bystanders-to-genocide/304571/

(4): http://www.iowatch.org/archive/recentdevelopments/topcorruptioncorrupted.shtml

(5): http://www.defenddemocracy.org/media-hit/un-secretary-generals-brother-kobina-annan-may-have-played-a-role-in-oil-/

(6): http://www.nysun.com/national/mystery-surfaces-over-apartment-of-kofi-annan/45403/

(7): http://news.bbc.co.uk/2/hi/middle_east/4131602.stm

(7): https://en.wikipedia.org/wiki/Oil-for-Food_Programme

(8): https://www.theguardian.com/world/1999/oct/18/jonhenley1

(9): http://www.unwatch.org/icj-advisory-opinion-relied-on-founder-of-gaddafi-human-rights-prize/

(10) : http://www.bbc.com/mundo/ultimas_noticias/2013/06/130616_ultnot_venezuela_maduro_premio_fao

(11): http://mobile.nytimes.com/2016/08/18/world/americas/united-nations-haiti-cholera.html?hp&action=click&pgtype=Homepage&clickSource=story-heading&module=first-column-region&region=top-news&WT.nav=top-news&_r=1&referer=https%3A%2F%2Ft.co%2FLSWVZyxzkm

(12): http://news.bbc.co.uk/2/hi/africa/1842512.stm

(13): https://en.wikipedia.org/wiki/List_of_the_UN_resolutions_concerning_Israel_and_Palestine

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