un blog canaglia

Abbiate il coraggio di dirlo

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Ve lo spiego in modo sintetico, ché la logica è logica e su certe questioni c’è ben poco da sparpagliare fuffa: se mettere in carcere uno che ha commesso un reato per un numero limitato di anni ha un senso, quel senso dev’essere per forza l’idea di utilizzare gli anni in questione per provvedere alla sua “rieducazione”; in caso contrario, ne converrete, farlo uscire allo scadere della detenzione non avrebbe costrutto, poiché egli ricomincerebbe a delinquere punto e daccapo come prima, di tal che tanto varrebbe tenerlo dentro per evitare che commetta nuovi crimini.
Se, dunque, non credete alla cosiddetta “funzione rieducativa della pena” (il che, in sé e per sé, è perfino legittimo), e ritenete che l’unica funzione del carcere sia quella di mettere la comunità al riparo dalle azioni dei criminali, dovreste coerentemente sostenere che qualsiasi reato vada punito con l’ergastolo, giacché non si capisce la ragione per cui quei criminali, in mancanza di “recupero”, dovrebbero diventare meno “pericolosi” dopo un certo periodo di tempo.
Ne consegue, sempre che si abbia un minimo di rispetto per la logica, che chi considera il carcere un mero rimedio “punitivo” teso a preservare i “cittadini onesti” dai birbaccioni dovrebbe far pace col cervello, portare le proprie premesse alle ineludibili conclusioni e battersi affinché l’unica pena possibile sia il carcere a vita.
Abbiate il coraggio di dirlo, se vi rimane un briciolo di onestà intellettuale: e piantatela, una volta per tutte, di farci perdere tempo in discussioni interminabili sulla rava e sulla fava, il cui scopo esclusivo è quello di compiacervi e rassicurarvi adornando con un abito presentabile le vostre smanie da giustizieri della notte.
Grazie.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

13 Comments

  1. Per onestà devo dire che credo manchi un punto all’analisi, lo scopo dissuasivo. Possiamo discutere sul fatto che possa non funzionare, ma se si vuole mantenere il discorso sul piano della pura logica credo che questo infici il ragionamento.

    • infatti é questo lo scopo della detenzione, non quello che in genere viene richiamato (come in questo articolo) come spauracchio dai sostenitori della rieducazione. Non potendo discutere lo scopo dissuasivo, si gira sul punitivo’. I due sono in un certo qual modo legati… io non so come sia cresciuto Capriccioli, io (che penso di avere più o meno la sua età o pochi anni di meno) son cresciuto con genitori che se commettevo qualcosa di sbagliato mi punivano per dissuadermi dal ri commettere quell’ errore, o altri simili. Rompevo le palle a qualcuno? Litigavo? Non facevo i compiti? Tre giorni senza poter uscire di casa: una punizione con scopo dissuasivo. E funzionava cacchio!
      D’altro canto, in genere chi sostiene la funzione ‘rieducativa’, si dimentica di considerare due cose: a) come lo rieduchi lo stupratore? O il truffatore, o il mafioso? b) rieducazione troppo spesso viene trasformato in : facciamolo uscire dal carcere che é ‘degradante’ (ma perchè??) e mandiamolo a fare qualcosa di socialmente utile… la cosa più assurda: per non degradare lo stupratore, il truffatore, lo mando a fare qualcosa di ‘sociale’? Non meravigliamoci poi di come un ex brigatista sia andato a fare lezioni di storia all’ università…
      Per non parlare di chi sono poi i ‘rieducatori’… in genere uno staff condotto da uno psicologo o un sociologo che campano con sussidi all’ interno di strutture che ricevono finanziamenti in base a quanti pazien… ehm, educandi hanno, e a quanti ne dichiarano rieducati per mantenere alta la percentuale di successo.

      • D’accordo che esiste la funzione deterrente, ma se darti una punizione da piccolo funzionava o eri un bambino angelico o non tanto sveglio.
        Non credi che quando è possibile sia preferibile spiegare a un bambino/ragazzo il perchè di certe cose? Se dici di si, anche in minima parte, ecco quella è la funzione rieducativa applicata all’esempio che hai fatto.
        Poi magari un colpo al cerchio e uno alla botte eh, non è che si riesca sempre a risolvere tutto così, ma almeno provarci…

  2. Marco ha ragione. Oltre alla funzione rieducativa, il carcere ha anche una funzione deterrente. Il delinquente fa un conto dei vantaggi derivanti dall’azione criminale che ha in mente e degli svantaggi di trascorrere un po’ di tempo in carcere. Aggiunge alla formula la probabilità di essere beccato e poi valuta se mettere in atto o meno il proprio progetto criminoso.

    Anche per questo la pena è proporzionata alla gravità del crimine commesso, credo.

    (In effetti c’è qualcosa che non funziona perché il disagio di passare il resto della propria vita in carcere è ben poca cosa rispetto all’infinita capacità di rompere i coglioni di certe suocere e dovremmo avere le galere traboccanti di assassini soddisfatti)

  3. beh no. Per molte persone il carcere è anche uno strumento punitivo. Per cui passata la punizione, torni fuori, stop.
    Poi, se quelle ‘molte persone’ si guardassero le cifre, ad esempio, della recidiva in alcune carceri italiane (tipo Bollate) si renderebbero conto che rieducare conviene tanto al detenuto quanto a loro. Entri ladro d’auto ed esci idraulico non è un favore che fai al detenuto, lo fai a te stesso perchè hai un ladro d’auto in meno e un tizio che t’aggiusta il lavandino in più.

  4. Questione irrisolvibile perche’ affrontata dal punto di vista sbagliato.
    Il carcere e’ la soluzione stupida a un problema che dovrebbe essere risolto atrimenti.
    In primo luogo la società stessa dovrebbe essere strutturata in modo da NON CREARE criminali.Tolta miseria, povertà, ingnoranza e analfabetismo, degrado sociale, e abusi su bambimi, la criminalitaà potrebbe essere ridotta a cifre insignificanti.
    In un tale modello sociale il carcere dovrebbe davvero avere l’unico scopo di tenere rinchiusi quei pochi individui che presentano pericolosità per gli altri. A vita.
    Con il modello sociale che ci ritroviamo qualsiasi soluzione e’ stupida o totalmente inattuabile.
    Una soluzione vale l’altra a seconda dei gusti personali (comunque un cazzo).

  5. cercherei anche di fare ordine: la rieduzione non è il fine ultimo. Se fosse il fine ultimo saremmo in una società orwelliana, stalinista, che pretende di “educare” le persone. La rieducazione è il fine intermedio, o se vogliamo il mezzo, per l’obiettivo, fine ultimo, che è la tutela della società nel suo insieme. Quindi inibire la pericolosità di una persona che è stato appurato essere pericolosa, attraverso la rieducazione, nel lungo periodo, e la costrizione in uno spazio limitato, che limiti il potenziale danno che il delinquente può fare al prossimo, finchè il delinquente stesso non è rieducato. Io sostengo, per legarmi al tuo discorso, che bisognerebbe introdurre, il concetto di “pena minima” ( anche minore della pena attuale, per ogni tipo di reato, se vogliamo, comunque “pena minima” ), una pena che preveda, alla fine della stessa, un test, dei periodi di sorveglianza, di prova, per verificare se il delinquente è o non è rieducato; nel caso non lo è, si prevede un allungamento della pena. Un pò ccome il caso Breivik in Norvegia: ha preso 21 anni, ma con una sorta di “riserva”, la pena può essere allungata.

  6. io aggiungerei anche che:
    se il fine del carcere NON e’ la rieducazione dell’individuo. ma e’ puramente il tenere al riparo la comunita’ dagli individui pericolosi e quindi vogliamo che se ne stiano rinchiusi a vita, allora TANTOVALE farli fuori subito. meno costoso x la societa e piu al sicuro da possibile evasioni, sconti della pena o indulti vari…
    se lo scopo e’ la dissuasione, che si vada a vedere la percentuale di recidiva e anche che si confrontino le percentuali di crimini con paesi in cui il carcere e’ piu duro o esiste la pena di morte.

    • la percentuale di recidiva é uno degli argomenti tipici dei sostenitori della funzione educativa, ma é un argomento viziato per un motivo ben preciso: questi studi mostrano che son più recidivi gli scarcerati che chi viene ‘liberato’ da misure alternative al carcere, ma non tengono presente della precedente recidiva. Infatti le misure alternative vengono in genere somministrate a chi è al primo reato, mentre nel carcere é più alta la percentuale di chi é già al 2° reato ed oltre. Tra carcere e misure alternative sono anche diverse le tipologie di reato, e precisamente i dedicati a misure alternative lo sono generalmente per reati per loro natura meno inclini a generare recidiva (a parte il taccheggio e lo spaccio). Persone già recidive tendono a perpetrare maggiormente la recidiva, quindi uno studio che faccia un tale confronto non é attendibile. Ma questo era già chiaro dalle relazioni di Torrente e Jocteau (02-2007), non é niente di nuovo. Eppure c’ è ancora chi (magari ha un interesse a farlo?) lo ignora… nemmeno il rapporto della sezione amministrazione penitenziaria del 2012 prende in considerazione le tipologie di reato e la precedente recidiva. Insomma questi studi non sono proprio adatti a farsi un’ idea corretta. Per essere corretti bisognerebbe dire che il carcere ha tutte e 3 le funzioni, e non una. Una può essere predominante (e per me é sicuramente quella deterrente) ma mai l’ unica. E si, non mi vergogno di dirlo: chi delinque deve essere isolato, in proporzione alla gravità del suo delinquere, e se questo vuol dire anche la pena di morte, in alcuni casi, ben venga.

  7. Credo che un altro obiettivo della pena, neanche tanto nascosto, sia il deterrente.

    Il delinquente fa una valutazione implicita costi/benefici.

    Quando ero ragazzino prendevo l’autobus senza pagare il biglietto. Quando capitava un controllore sull’autobus pagavo la multa senza discutere. In pratica avevo scelto l’opzione “B” offertami dal servizio pubblico: invece di pagare i biglietti pagavo le multe. Ed economicamente rendeva: l’entità della multa moltiplicata per la frequenza dei controlli era inferiore al prezzo del biglietto.

    Questo è un comportamento criminale? Non lo so. Non credo sia diverso dall’attività di un commercialista/economista/ecc. quando cerca di minimizzare costi/benefici.

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