un blog canaglia

A messa a spese degli altri

in politica/religione by

Che poi sarebbe il caso, una volta per tutte, di farci una domanda: anche ammettendo -cosa per niente scontata- che si riesca finalmente ad esentare la Chiesa dall’IMU per i soli immobili adibiti al “culto”, qualcuno sa dirmi perché ‘sto culto dovrebbe essere considerato meglio di noi?
Mi spiego: siete davvero convinti che usare un immobile per riunirsi e pregare sia più meritevole di tutela che utilizzarlo per viverci dentro, ripararcisi dal freddo e dalla pioggia, alzarcisi la mattina per andare al lavoro, farci l’amore, litigarci, allevarci i figli, guardarci il telegiornale, tenerci dentro un cane e un gatto, andarci a dormire?
Be’, io credo di no.
Io credo che il punto non sia stabilire con esattezza quali siano i luoghi di culto e quali le attività commerciali della Chiesa, onde esentare i primi dall’IMU e sottoporre a tassazione le seconde.
Io credo che dovendo scegliere chi favorire levandogli l’obbligo di pagare le tasse sugli immobili si dovrebbero esentare prima le case delle persone, e dopo -casomai- le chiese, perché vivere -abbiate pazienza- è una questione oggettivamente più importante che pregare.
Dopodiché, se ci sono degli italiani che preferiscono rinunciare al pranzo o alla cena -o a tutti e due- pur di concedere alle chiese la possibilità di accoglierli ogni domenica senza pagare le tasse, alzino la mano, si facciano avanti e si dividano il costo tra loro.
Io, onestamente, credo che molti preferirebbero usare quei soldi per comprare i libri di scuola ai figli, andare in vacanza qualche giorno o metterli da parte per la vecchiaia: e il fatto che invece gli vengano tolti perché c’è chi vuole andare a messa a spese loro è una roba al limite della vergogna.

METILPARABEN E’ nato e cresciuto al Colle Oppio, ha studiato dai preti, è commercialista, tifoso della Lazio e radicale. La combinazione di queste drammatiche circostanze lo ha condotto a sviluppare una fastidiosa forma di nevrosi ossessivo-compulsiva caratterizzata da crisi di identità: crede di essere il blogger Metilparaben.

15 Comments

  1. togli pure il limite…
    è una vergogna!
    i cattolici continuano ad arrampicarsi sugli specchi!
    ma io insisto!
    vuoi il tuo dio? PAGATELO!!

  2. Gli edifici destinati solo al culto, a mio modo di vedere, potrebbero al limite essere esentati dall’imu, ma tutti gli altri edifici anche a carattere religioso che abbiano una fonte di guadagno di tipo merceologico o ricreativo o turistico o con caratteristiche alberghiere o simili l’imu dovrebbero pagarla molto di più di coloro che possegono una casa adibita a prima abitazione.

    • E’ proprio qua il punto:perché il “culto” sì e le persone normali no? Il “culto” è dunque superiore alla vita della gente?

  3. Infatti è quello che (mi) continuo a chiedere: perché la tua casa di famiglia è considerata adibita ad uso commerciale mentre una chiesa no? Io almeno non chiedo l’obolo ai miei amici ogni volta che mi entrano in casa.
    Potrei essere d’accordo sull’esenzione alle attività di volontariato e utilità sociale, ma un luogo di culto di per sé non lo è.

  4. è vero. A volte uno si incapponisce talmente in certe battaglie che rischia di perdere di vista il quadro generale. Siamo talmente messi all’angolo che ci sembrerebbe un grande passo far pagare l’IMU sugli edifici commerciali. E perché mai dovrebbe esserci un diritto (divino?) a non pagare per un edificio solo perché ci è stata appiccicata l’etichetta “edificio di culto”. Non è oltretutto un edificio che, più di altri, richiede opere di urbanizzazione (asfaltatura strada, parcheggi, lampioni,etc.).
    E sarebbe comunque corretto considerarli non commerciali solo perché prendono i soldi delle offerte (senza scontrino ne fattura) in cambio di…niente?
    Proprio come un pugile in difficoltà ci sembrerebbe già un buon risultato uscire dall’angolo e smetterle di prenderle e siamo talmente abituati a prenderle che non ci ricordiamo neppure più che per vincere (o pareggiare) bisogna anche darle!

  5. Fazioso.

    Gli edifici di culto non sono gli unici a godere dell’esenzione, dato che ci sono pure tutti quelli destinati (semplificando) alla promozione sociale. Quindi, applicando il suo discorso a tutti gli esentati, potremmo anche chiederci: vivere è meno importante di giocare a bocce? Niente esenzione alla bocciofila degli anziani. O ancora: vivere è meno importante di visitare una mostra? Addio esenzione ai musei. E così via.

    È ovvio che la “promozione sociale” includa categorie più care ad alcuni cittadini che ad altri, ma mettere in dubbio gli incentivi alla vita sociale del Paese, dell’associazionismo o della cultura, rischia di minare la stessa vitalità democratica. È forse questo che si auspica, Capriccioli?

    • @Marco Solieri
      Lucido commento, che sottoscrivo.

      Tuttavia un grande grazie a tutti per la discussione: da questo e da altri blog emerge ancora una volta l’estremo individualismo insito nella società in cui viviamo. Non me ne chiamo fuori e, sì, sono tra quelli disponibili a sostenere anche economicamente (e già faccio in molti modi) quella che, con locuzione semplice, si può definire chiesa locale, parte di una chiesa più grande che ha, indubbiamente, molte pecche.
      Per inciso il sostegno economico non è semplicemente l’offerta la domenica alla Messa, ma è tutto quello che si fa vivendo con altre persone in una comunità viva: da tagliare l’erba nel giardino della canonica/patronato/oratorio/…, a pulire gli ambienti parrocchiali dove si fa catechismo/ACR/scout e dove trovano magari spazio anche tante altre associazioni di volontariato non necessariamente cattoliche, dal dare una mano durante la sagra paesana, al cercare/ricevere/distribuire e confortare quanti si trovano in difficoltà secondo un principio di auto mutuo aiuto.
      E da ultimo mi pare utile sottolineare un pensiero politcamente scorretto (checchè ne dicano gli iscritti all’UAAR): NON è vero che vivere è -oggettivamente- più importante che pregare. Pregare fa parte del vivere e, ringraziando i padri costituenti, mi pare che sia riconosciuto anche dal punto di vista civile.
      Se invece partiamo dalla solita cieca visione che siamo solo corpi che camminano e la parte “spirituale” di una persona (singola e comunità) non vada tutelata in alcun modo, beh ciao, non credo che vi sia spazio per la discussione.

      • Non puoi presentare un opinione come un dato di fatto.
        “NON è vero che vivere è -oggettivamente- più importante che pregare.”
        è una tua opinione e non c’è niente di oggettivo.
        Capendo questo il resto viene di conseguenza.
        Credo che il nodo sia proprio questo: se tu (generico, non Tu) non capisci che non c’è una verità oggettiva su questo argomento la discussione va per le lunghe e parte ogni volta dall’inizio.
        Per me vivere è, Soggettivamente, più importante che pregare e sono convinto che la preghiera sia un bisogno indotto e secondario…come la mettiamo?

  6. @Marco Solieri
    L’obiezione ha un fondamento., tuttavia ci sono anche delle contro-obiezioni.
    Intanto bocciofile e musei stanno già chiudendo e nel frattempo si tagliano anche i fondi per concerti, teatro e quant’altro. Non ci sono soldi per nessuno, purtroppo le vacche grasse sono finite e non vedo perchè solo la chiesa debba uscire indenne da tagli che stanno colpendo ogni cosa.
    Se vogliamo parlare di quantità poi, in Italia è sotto gli occhi di tutti che ci siano più chiese che bocciofile, le quali quindi richiedono più costi per servizi di urbanizzazione, quindi un conto è esentare 1000 bocciofile (do un agevolazione con poca perdita per le casse) un conto è esentare 500.000 chiese.
    Se vogliamo parlare di giustizia sociale la bocciofila o un museo sono luoghi aperti a tutti i cittadini italiani (anche i mussulmani o quei pericolosissimi senza dio che sono gli atei). La chiesa no, è aperta solo ai cittadini cattolici e perdipiù usa questi spazi per promulgare una politica di divisione sociale (omosessuali, fecondazione assistita) o per contrastare l’applicazione di leggi approvate dalla Stato di cui è ospite (aborto).
    Se vogliamo parlare di trattati internazionali la chiesa ha ricevuto certi privilegi in cambio della promessa di non occuparsi di politica: cosa che evidentemente non sta rispettando rendendo nullo il trattato.
    Potrei continuare….

  7. Diciamolo una volta per tutte, la religione non è altro che un modo raffinato del maschio per ottenere la sottomissione della donna. Forse la mia analisi pecca di eccessiva semplificazione, ma il fulcro è quello. Anche l’omofobia nasce dal profondo odio che il maschio prova per il proprio simile che si abbassa al livello della donna.
    Ecco, forse vista così la religione, è un po’ difficile paragonarla alla “promozione sociale”.
    E direi che in tempi di vacche magre non possiamo permetterci di finanziarla (ma neanche in tempi di vacche grasse).

  8. capisco il punto di vista di mery9, ma non lo approvo: e` la chiesa (o meglio, la maggior parte delle religioni) che confondono le cose, fare propomozione sociale e` una cosa, pregare un’altra

    le volete fare assieme? padronissimi, fatelo con soldi vostri, non con i soldi di tutta la comunita`

    volete gestire una bocciofila? non ho nulla in contrario, e mi pare giusto che non debba versare l’IMU .. ma i luoghi di culto non hanno niente a che vedere con la “promozione sociale”

    a parte il fatto che reputo l’IMU un tassa spregevole anche applicata agli edifici adibiti ad abitazioni, del tutto equivalenti ad una tassa sull’aria o sul sangue

  9. Leggere queste idiozie fatte passare per verita’ assoluta fa un tantino ridere, internet e’ una fogna e non smette mai di puzzare non c’e’ dubbio!

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