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194 volte vergogna

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Non so a voi, ma quando leggo le percentuali dei medici obiettori di coscienza in Italia a me viene un poco di nausea. Sette ginecologi su dieci: il 70%. E parliamo della media nazionale, perché a livello regionale si toccano picchi sconcertanti. Pensate che a Roma (che sarebbe pure una capitale europea) solo un medico su dieci non è obiettore. Non so se è chiaro: uno su dieci. Pensate che in Basilicata l’85,7% dei ginecologi non pratica l’interruzione volontaria di gravidanza; in Sicilia l’80%; in Veneto il 76,7%; in Lombardia il 66,9%; in Campania l’83,9%. Tradotto in termini pratici: in alcune aree del nostro paese l’aborto volontario, il cui diritto è sancito dalla legge 194, è tecnicamente impossibile.

Ciò significa che –  trentasei anni dopo il referendum del 1978 – per abortire le donne devono ancora ricorrere a soluzioni alternative o a corsie preferenziali. Come fare viaggi interregionali per raggiungere strutture ospedaliere con medici non obiettori, oppure andare all’estero (Svizzera, Francia, Gran Bretagna le mete più gettonate), oppure ricorrere all’aborto clandestino – ebbene sì, nel 2014.

È molto frequente che in un ospedale vi sia soltanto un medico non obiettore (al Policlinico Federico II di Napoli, ad esempio, quando è morto il ginecologo hanno dovuto interrompere il servizio; stiamo parlando di un policlinico della terza città italiana, una città abitata da un milione di persone). È quindi estremamente frequente che quest’unico medico sia sommerso dalle richieste e che faccia fatica ad accoglierle tutte entro i 90 giorni prescritti dalla legge.

Va da sé che i costi per le donne sono altissimi sia in termini psicologici che economici. E che, viste l’impossibilità di accedere al servizio e le lunghissime liste d’attesa, siano spesso disposte ad accettare costi aggiuntivi. Ad esempio, pagare un pizzo di 100 euro. Magari dopo aver sentito pronunciare parole come queste:  “Se vuoi fare subito, due o tre giorni, devi pagare questo. Se invece vuoi andare all’altro ospedale, non paghi niente, ma c’è molto da aspettare”. Del resto, cosa sono 100 euro in confronto all’ipotesi di dover rinunciare all’interruzione oppure di dover andare all’estero (dove i costi per gli aborti farmacologici talvolta superano i 1500 euro)?

Certo, ci si può, forse ci si deve, indignare per la disonestà di coloro che richiedono denaro per accelerare i tempi; e che quindi schiacciano ogni tipo di deontologia e di legalità. Purché non si dimentichi che c’è un sistema che non solo permette ma produce questo genere di illegalità, facendo diventare un’odissea l’interruzione di gravidanza. Purché non si dimentichi che il “mercato dell’aborto” non sarebbe possibile senza la negazione di un diritto, senza la mortificazione della dignità della persona. In poche parole: senza l’obiezione di coscienza.

11 Comments

  1. ci si continua ad indignare per il numero massiccio degli obiettori (magari al tempo stesso ribadendo che “la 194 non si tocca” … forse sarebbe meglio chiarirsi le idee).
    quasi mai ci si scandalizza per la scarsa, a tutt’oggi, sulla prevenzione, su un’operazione seria e sistematica di sensibilizzazione nei confronti degli anticoncezionali; basti vedere quanti ragazzini e ragazzine sono ignorantissimi sul tema.
    si insiste sull’aborto come diritto nel senso di autodeterminazione, mentre ancora una volta la legge non dice questo, dunque anche qui bisognerebbe mettersi d’accordo con se stessi …

  2. Ci si scandalizza perchè se l’obiezione aveva senso per i ginecologi all’entrata in vigore della legge, ora basterebbe che gli obbiettori sciegliessero ortopedia…

  3. C’è un’ulteriore effetto perverso dell’obiezione con percentuali bulgare: i pochi che non obiettano sono praticamente costretti a fare solo aborti con conseguente logoramento delle proprie capacità professionali ed anche ideali. Ed allora la scelta di un’obiezione di comodo o, al limite, di un comportamento come quello di cui si parla diventa ogni giorno più concreta

  4. Non c’è nessun obbligo di fare proprio il ginecologo, dunque non ha senso l’obiezione, visto che c’è già la libertà di scelta di non fare quel mestiere. Chi prende un certo lavoro sa quali mansioni richiede e se non le vuole fare cambi lavoro. Idem chi assume: prenda chi è disposto a fare il suo lavoro per interno e non a spizzichi e bocconi. Se queste strutture hanno l’obbligo di fornire un servizio e non lo forniscono dovrebbero essere sanzionate. A partire dai dirigenti e fino a commissariarle: poi si potrà assumere il personale necessario, non obbiettore, e spedire a fare altro o licenziare gli obbiettori non più necessari. Gli unici che non hanno avuto libertà di scelta sono quelli che lavoravano da prima della legge, solo per loro l’obiezione aveva senso.

  5. si assuma il medico non obiettore quindi!
    Per me è aberrante pensare di assumere una persona previa dichiarazone della stessa delle sue convinzioni etiche, religiose, morali, ecc …
    Comunque va bene ed è vero che molti che obiettano dentro l’ospedale pubblico, poi hanno molti meno scrupoli nella libera professione.
    Ma se poi il non obiettore vuole obiettare per problemi di coscienza?
    Lo licenziamo?
    Non è così facile in ogni caso.

    • Sì, esatto: lo licenziamo.
      Se ad esempio uno fa il poliziotto e poi decide di rifiutarsi di usare le armi, non ha più le qualifiche per fare il poliziotto.
      La stessa cosa vale per il servizio sanitario nazionale.
      Come ginecologo può sempre cercare lavoro in una clinica privata dove non praticano aborti, nessuno gli vieta di fare il ginecologo.

  6. Prendo atto, non senza sgomento, che qui si supera persino l’orrendo Governo Monti e l’ex ministro Fornero e che qualcuno ( o tanti?!?) sarebbe favorevole al licenziamento discriminatorio.
    Ora come ora però non si può ancora fare, dunque occorre che chi crede che questa sia una causa nobile, si dia da fare e altro che “la 194 non si tocca”, si deve toccare eccome, in quest logica …
    Riporto testualmente un brano per fare un ripasso:
    “Licenziamento discriminatorio: cosa cambia con la riforma del lavoro 2012
    Il testo del nuovo Articolo 18 del Governo Monti non introduce modifiche per quello che concerne i licenziamenti discriminatori, pertanto la normativa resta la stessa. In caso di licenziamento illegittimo per motivi religiosi, politici, razziali e/o sessuali, dunque, il datore di lavoro ha l’obbligo di reintegrare il dipendente (anche nel caso di aziende con meno di 15 dipendenti) e di risarcirlo delle retribuzioni e dei contributi previdenziali e assistenziali persi, per un minimo di 5 mensilità. In alternativa, il lavoratore può rifiutare il reintegro e fare domanda di risarcimento, chiedendo il pagamento di 15 mesi di retribuzione. Queste disposizioni valgono anche nel caso di licenziamento durante la maternità, in concomitanza del matrimonio e per il cosiddetto ‘motivo illecito’ previsto dall’Articolo 1345 del Codice Civile”.

    • Sì, la 194 va cambiata: deve essere modificato l’art.9 specificando che rimane valido solo per chi ha iniziato a esercitare prima dell’entrata in vigore della legge (considerato che è del ’78 non credo che siano poi molti)
      A questo punto si può licenziare chi si rifiuta di fare il proprio lavoro, che da che mondo è mondo non è discriminazione.

  7. Invece di arrivare all'”interruzione volontaria di gravidanza” non si potrebbe evitare direttamente la gravidanza così da non mettete più al mondo nessuno ed evitate di produrre donne che continuano da decenni a scrivere stronzate?

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