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E ABBIAMO ANCHE LA CONTESTAZIONE: EVVIVA!

in società by

Ricevo da due amici e pubblico, come ho gia’ fatto in un altro caso. In generale retweet is not endorsement, ma in questo caso devo dire che sono d’accordo con quasi tutto, e nel clima di consenso unanime che ho visto mi e’ sembrato doveroso offrire un punto di vista che partisse da premesse un filino piu’ solide della solita demarcazione buoni/cattivi, a prescindere dal metodo e dal merito.

 

“Palazzo della Regione Lombardia, 17 Gennaio, la vicenda è nota: Repubblica e Corriere mostrano uno spezzone di un ragazzo che, nel tentativo di porre una domanda, viene fischiato e coperto da urla belluine da un pubblico che ci fa rimpiangere la compostezza pacata di (Carletto) Mazzone. La reazione a caldo è certo quella di solidarietà per Angelo, vittima di un comportamento che sembra inaccettabile.

Poi però, sospinto dalla fastidiosa uniformità della bacheca di Facebook, ci ho pensato. È’ vero che l’allontanamento di Angelo costituisce una limitazione della libertà d’opinione, dopo che gli si è concesso di parlare. Però lui lì, su quel palco, come ci è arrivato? L’hanno invitato a intervenire, per poi fischiarlo? Cafoni. Si è inserito nella sessione di Q&A prevista dal programma? Barbari. Ha accordato il proprio intervento con un organizzatore? Censori. Dal podcast: “Vorrei fare una domanda ai relatori!”. Ma l’intervento di un contraddittorio non era certamente previsto, né garantito da nessuna parte. Opportuno magari, forse indicato, visto il tema. Nell’intervista successiva sostiene: “ho parlato subito prima delle conclusioni”. Non è vero: ha parlato tra l’intervento di Adinolfi e quello di Botta. Aspettando che gli venisse data udienza, impuntandosi in nome di un diritto che, in effetti, non aveva. Che poi, pensa un po’, a nessun altro è stato concesso far domande. Tutto si risolve in una provocazione, quindi, anche piuttosto banale. Provocazione, nella sua faciloneria accattivante, anche condivisibile, comprensibile, forse necessaria, ma certo non legittima. Non è finita: si scopre che nel congresso non si è mai parlato di omosessualità, né di teorie riparative, su cui arriva la seconda domanda. Poi se qualcuno chiede “che cazzo c’entra?”, non fa neanche troppo male.

Quant’è giusto, allora, accampare la pretesa di un contraddittorio solo perché non si è d’accordo con i contenuti di un incontro? “È necessario un contraddittorio in questa situazione”, sostiene lui. Sicuro? Dove sta scritto che, in una libera associazione di persone, qualsiasi campana vada ascoltata? Qual è il limite oltre il quale la pretesa di intervenire e cambiare l’andamento di un evento diventa una limitazione della libertà di chi lo organizza? La libertà all’autoreferenzialità è pur sempre una libertà. Che poi gli ingenui organizzatori (un ispirato La Russa: “Culattone!”, l’imprescindibile prete pasciuto, il leggiadro Adinolfi & co.) reagiscano come un gruppo di zotici analfabeti ricade fuori dalla riflessione. Ché una riflessione necessita di una base su cui riflettere.

Ah, l’obiezione cretina: “eh, ma era il palazzo della Regione”, ha poco senso. Nel finanziare un’attività, un ente pubblico delegato dai cittadini, deve garantire al finanziato completa autonomia organizzativa nel rispetto della libertà altrui. Subordinare la tutela della libertà degli organizzatori al giudizio sui contenuti (forse irrispettosi) del convegno sarebbe come condannare Charlie Hebdo per aver pubblicato vignette offensive e chiederne la chiusura, il #jenesuispascharlie insomma, o minacciare pugni per chi ti offende la mamma. Giusto perché seguo l’attualità. Il punto fondamentale che Angelo manca è che mai il rispetto dell’altro può prevalere sul rispetto della libertà dell’altro. Il primo è sano, ma il secondo è imprescindibile.
Alla fine, vi siete indignati anni fa per l’allontanamento dalla Rai di Luttazzi, Santoro, Biagi, che veniva giustificato dalle medesime logiche: sono irrispettosi verso il Presidente. Insomma, ancora una volta siete riusciti a rimarcare, per citare chi usava quella clava, “la differenza tra noi… e loro”. Anche lui un grande liberale a parole, illiberale nei fatti.”

(TACO'S LETTERS) Conosciuto anche come “Mazzò”, è un famoso polemista pop italiano. Ospite abituale in numerosi show televisivi, figura di rilievo nella polemica pop italiana dalla metà degli anni ’60 alla metà degli anni ’70, è conosciuto per l’estensione vocale (tre ottave) dei suoi insulti, come per l’agilità dialettica nell’enumerarli. Ritiratosi dalle scene live nel 1978, continua a rilasciare post di grande successo.

19 Comments

  1. Grazie per avermi dato spunto per rifletterci.
    Effettivamente non fa una piega, concordo totalmente.
    Solo una domanda tecnica, una cosa che non so come funziona: un ente pubblico deve garantire l’autonomia organizzativa anche se il tema trattato non si fonda sul principio costituzionale di laicita’, di non applicazione di alcuna ideologia?

  2. Permettimi Mazzone, quel che ho trovato in giro (Avvenire, non il libretto rosso di Mao)

    “Padre Maurizio Botta introduce, presenta e collega gli interventi degli altri tre: Marco Scicchitano, del Progetto Pioneer, spiega come il maschile e il femminile si determinino biologicamente già nel feto di tre mesi; Costanza Miriano, giornalista e saggista, riafferma quelli che per lei sono i veri desideri di una donna («Famiglia e figli sono ciò che ci rende felici. Averlo dimenticato ci porta a questa epidemia di infelicità»); e Mario Adinolfi, direttore del quotidiano fresco di edicola “La Croce”, riscalda la platea da consumato tribuno rievocando il concepimento, la gestazione e la nascita del figlio di Elton John: «Lo dico da uomo di sinistra: tra un bambino sottratto alla madre che l’ha partorito e due ricchi che se lo sono comprato, non ho dubbi con chi stare. Sempre con il più debole». ”

    Se questo è per te ‘non parlare di omosessualità’, è come dire che un convegno che mostra la distribuzione della ricchezza tra le famiglie ebree negli anni ’30 con pure un bell’intervento sui benefici dello zyklon b nella lotta contro gli insetti non è un convegno nazista.
    Semmai, diciamo che si tratta di un’omofobia coi guanti, rimane nel solco del politically correct, un po’ come le sentinelle in piedi.

    Secondo: paragonare chi lede o nega dei diritti a chi esercita semplicemente diritto di parola è pretestuoso. CH sfotteva Maometto (o meglio, parecchi suoi seguaci), ma non si impegnava politicamente per rendere l’islam fuorilegge, o faceva pressioni per rendere i musulmani cittadini di serie B. Se La Russa, Ferrara, il Celeste e Adinolfi facessero battutacce sulle saponette che cadono nelle docce ma ci fossero pari diritti per i cittadini omosessuali, per me non ci sarebbe problema: le due cose si equivalgono.

    Terzo: sul contraddittorio invece hai pienamente ragione. Era un evento di omofobi chiusi dentro a una sala. Contestare fuori era (e infatti, in parecchi l’hanno fatto) pienamente legittimo, entrare a un convegno dove non sei invitato è una provocazione legittima, ma pretendere pure che ti stendano un tappeto rosso e ti facciano parlare è un po’ troppo.
    Al concerto del primo maggio sul palco mica ci salgono quelli di casa pound, e di sicuro se ne salisse qualcuno non credo che il pubblico li lascerebbe pronunciare una sillaba.

  3. Mi sembra ci sia,negli ultimi tempi,la generalizzione per cui ogni voce,quando proviene “dal popolo” sia intrinsecamente sacrosanta in cielo in terra ed ogni luogo,ed abbia la facoltà di invadere ogni luogo con una sudbola violenza che deriva dal corollario ben somatizzato dal cittadino medio incazzato: “Io sono il cittadino,sono quello buono,quello che subisce tutto quello che mi fanno loro,la casta.Che sia la casta dei politici o del circolo della bocciofila,loro sono altro.”

    Se nei secoli scorsi c’erano le tirannie monarchiche,cieche e sorde,ora sembra siamo scivolati nella tirannia delle plebi,come ben disse qualcuno.Vorace,che tutto macina e travolge dopo aver finalmente fagociato qualche articolo di giornale senza avere avuto prima la saggezza di assimilarlo.
    Si sentono commenti,solo facendo la fila al cinema o in coda alla casa di un supermercato,di una ferocia miope che farebbero la gioia del peggior dittatore.E sono tutti giustificati ed autogiustificati.

    E’ come se andassi a sedermi su una sedia in Comune,perchè in fondo l’ho pagata io.
    Non sembra affatto l’inversione di tendenza di una nuova generazione che si interessa alla vita pubblica,ma piuttosto la continuazione della vecchia generazione che sta passando rabbiosamente alla frutta,perchè quelli di prima hanno avuto il pranzo.

    • “paragonare chi lede o nega dei diritti a chi esercita semplicemente diritto di parola è pretestuoso. Se La Russa, Ferrara, il Celeste e Adinolfi facessero battutacce sulle saponette che cadono nelle docce ma ci fossero pari diritti per i cittadini omosessuali, per me non ci sarebbe problema: le due cose si equivalgono.”
      applauso!

      • Finchè viviamo in un paese in cui tutti noi possiamo organizzare liberamennte una conferenza quando ci pare per parlare della nostra causa,e permettere a chi vuole partecipare di assistere,non vedo perchè giustificare,o meglio consinderare un rivoluzionario,chi invade bestialmente i consessi altrui.
        Non è così che si portano avanti le idee.
        Se puoi vuoi sentirti a tutti i costi against the syst..ehm…ehm…ehm…più contesti e sfasci e più il telespettatore applaude..

        • Domani organizzo un convegno dall’argomento ‘i negri sono bestie inferiori ripristiniamo la schiavitù’. E mi incazzo come una bestia se qualcuno osa interrompere i relatori.

          • Tutto qua?
            Prima di rispondere con un paradosso,ed estremizzare la conversazione,sputtandandola,si dovrebbe rispondere con delle argomentazione.
            Hai saltato il passaggio principale angainst the system,ehm.

            Comunque se organizzi “i negri sono bestie inferiori ripristiniamo la schiavitù’”,sono molto lieto di parteciparvi.Sarebbe uno esercizio di stile retorica riuscire ad argomentarlo ed a strutturare un pensiero coerente che restista.
            Per è questo quello di cui vorremmo sentire parlare da uno che sostiene una tesi,ed è esattamente quello che non ha fatto il ragazzo in questione,è saltato al paradosso di interrompere una conferenza con un atto estremo per contestarla come fosse una barbarie.Questo vale se ti chiami Jan Palach,vivi a Praga ed hai un esercito di carri armati contro,in quel caso si.
            Ma con tutti i mezzi che ci sono oggi per esprimersi e diffondere le tue idee (se sai argomentarle in modo intellettualemente valido)siamo ancora al bisogno di interrompere le idee degli altri saltando sui palchi??

          • 1)il ragazzo in questione ha posto una domanda provocatoria. Non s’è cosparso di benzina, non ha bloccato il convegno, non ha esploso colpi di AK-47 in aria.
            2)la tesi sostenuta nel convegno non è niente di nuovo, sono 50 anni di DC e tutti i governi che le sono seguiti. Intendiamoci, niente di sbagliato nell’organizzarla, ma togliendo l’effetto provocatorio che aveva (a cui uno studente ha risposto con una provocazione) è come se organizzassi una bella conferenza per illustrare l’eliocentrismo.
            3)le assicuro che di argomenti per sostenere una teoria violenta e fascista ce ne sono un sacco. I neri negli USA hanno stipendi più bassi e pure la scolarizzazione, quindi sono inferiori. I rom rubano di più degli italiani, quindi vanno rinchiusi nei lager. Metà dei palazzi di NYC sono di proprietà di famiglie o gruppi di ebrei, quindi c’è un complotto giudaico contro l’occidente.
            Ciò che rende la nostra civiltà superiore è un dettaglio, ovvero che esiste un piccolo set di diritti che non può essere violato _in_nessun_caso_. Per cui il fatto che sì, è vero che tanti rom rubano, ma la responsabilità è personale e non si estende alla famiglia o alla razza, per cui posso anche sbattere in galera il ladro, ma non il popolo. In galera poi, non in un lager, perchè il trattamento degli esseri umani, anche i peggiori assassini, deve comunque preservare la loro integrità fisica e morale. Anche se gettare tutti i rom in una fossa comune facesse felice la maggioranza della popolazione, o le portasse dei benefici oggettivi.
            Non tutte le idee hanno pari dignità. Che poi non si debba andare in galera per esse, per quanto ripugnanti siano, è un altro discorso su cui ad esempio concordo. Ma se ci sono dei princìpi fondanti della nostra civiltà, princìpi non fondati su una cosiddetta ‘legge naturale’ talmente naturale che cambia ogni marea, ma scritti nero su bianco sulla Costituzione e sulle Dichiarazione Universale dei Diritti etc etc, può permettermi di guardare Adinolfi che parla di famiglia come guarderei il mullah Omar che mi racconta quant’è bello infibulare la figlia? E si ricordi che per la figlia infibulata, o per un gay che manco può trovare in ospedale il compagno di una vita, la legge è come una colonna di carri armati fuori Praga.

          • Alleluia.
            Ma continuo a non essere d’accordo,per gli stessi motivi di cui dicevo prima.Saluti.

  4. D’accordo su tutto ma non può dubitarsi che si trattasse di un convegno “schierato” e che, solitamente, gli enti pubblici nonconcedono il loro patrocinio ad iniziative del genere anche se meno sensibili

  5. Chiedo scusa ma.. quante “fregnacce”! Oltre che salti logici inconcepibili.. secondo il blogger un ragazzo che prova a prendere la parola commette un atto di censura ai danni di una libera associazione di persone. Fare una domanda diventa una interruzione della libera espressione. Magari è il contrario, perché la domanda è il presupposto di un dialogo (fosse anche sul tema dell’educazione e del rispetto verso i convegni altrui!).

    A me questo articolo sembra un altro sintomo di quella pulsione collettiva a tradurre la libertà di pensiero in libertà di avere un megafono e potersi fare i propri monologhi. Ok, mi sta bene, ma se il tema è “caldo” e l’interlocutore istituzionale (…), posso accettare che qualcuno irrompa (verbalmente) sulla scena provando a smascherare la farsa. L’interruzione è a sua volta parte di un’altra farsa? Amen, posso solo constatare che allora è questo il linguaggio adottato nel suddetto dialogo.

    Con tanta stima!

  6. Maroni che prende la parola nell’immediato dell’intervento, celebra la sua astuta e unica particella molecolare con un brillantissimo: figuriamoci se io mi faccio fermare dall’intervento di un pirla.
    E Formigoni in prima fila ride e applaude. I lavoratori della Maugeri ringraziano per gli emolumenti non versati negli ultimi due mesi.

  7. Tutto questo mi ricorda una scena di una serie televisiva chiamata Queer As Folk: C’è un ragazzo gay che viene subissato di insulti omofobi da quattro compagni di classe sotto lo sguardo indifferente del preside, ma appena il ragazzo gay si difende rivolgendo un blando insulto generico ai sui aggressori il preside lo riprende bruscamente.

  8. Comunque è scandaloso che la regione organizzi certe cose con i soldi del contribuente. Poi non ho capito come si fa a mettere sullo stesso piano dei diritti/doveri un ente pubblico con un giornale privato (in Francia In credo siano sovvenzionati con soldi pubblici, almeno non quello citato).

  9. Comunque è scandaloso che la regione organizzi certe cose con i soldi del contribuente. Poi non ho capito come si fa a mettere sullo stesso piano dei diritti/doveri un ente pubblico con un giornale privato (in Francia non credo siano sovvenzionati con soldi pubblici, almeno non quello citato).

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