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15 cose che troverete sempre sulla home page di Facebook d’estate, parte 2

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La scorsa settimana siamo stati perfidi e infami. Gioire insieme nel denigrare chi posta determinate cose sulla home page di Facebook. Che schifo di persone che siamo.
Non ricordate/non l’avete fatto/siete brave persone? Rimediate qui.
Comunque già che ci sono, io finisco la lista.

Vi ricordo che questo è un post interattivo, dunque anche questa settimana usufruiamo della bella musica che il Dio Youtube ci fornisce attraverso l’internet: https://www.youtube.com/playlist?list=PLM0rv43cVZAzE-ozE8PDI5U3O8bLtZ1aH

 

9. La disperata richiesta del ritorno di Giochi Senza Frontiere

Quando io ero bambina, mi sciroppavo qualsiasi cosa alla televisione.
E quando dico qualsiasi cosa intendo QUALSIASI COSA. Dall’Ape Maia a Ken il Guerriero, dalle televendite delle padelle alle repliche di McGuyver alle sette del mattino.
Non poteva mancare, nelle sere d’estate, Giochi Senza Frontiere. I più lo ricorderanno senz’altro, per gli altri vi basti sapere che era una sorta di arena della morte dentro la quale alcune squadre composte da persone di varie nazionalità (c’era il Portogallo, la Bulgaria, la Francia, Muro Lucano di sotto… come ai mondiali) si affrontavano nelle prove più disparate. No, non si trattava di tornei di scacchi o gare di sputi, ma robe sadiche al 100%, come attraversare un ponte sospeso vestiti da lottatori di sumo, superare simpatici percorsi ad ostacoli e altro ancora. Un po’ come nel terzo Indiana Jones, insomma.

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“Solo un uomo penitente potrà passare…”

Allora.
Sono almeno vent’anni che non fanno più Giochi Senza Frontiere.
Lo so, lo rivoglio anch’io, era divertente. La sigla era fichissima (Interrompete un attimo la vostra playlist e ascoltatevela).
TUTTAVIA, AVETE ROTTO IL CAZZO. GIOCHI SENZA FRONTIERE NON TORNERA’ MAI.* BASTA.

Ab aeternam, Denis.
Ab aeternam, Denis.

10. La campagna contro l’abbandono dei cani/gatti

Si dice che il mondo sia diviso in due tipi di persone: quelle che amano i cani e quelle che amano i gatti.
Ma secondo me c’è un’ulteriore divisione: quelle che si accollano coi cani e quelle che si accollano coi gatti.
Sui cani&gatti c’è una sensibilità tale, che non si può esprimere una qualsiasi opinione che non sia “GLI ANIMALI SN MEGLIO DLL XSONE!!!1” se non si vuole essere accomunati a un Hitler T-Rex.

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Ah, internet. Non deludi mai.

So già che siete in agguato sulla tastiera per scrivermi che sono un mostro, ma non sto per dire che gli animali vanno abbandonati.
Tuttavia. Gli animali non devono essere il vostro veicolo di accollo.
Tutti i giorni mi vedo in bacheca CATERVE di foto di cani mozzati, criceti scuoiati, gatti-bonsai imbottigliati. Nel 90% dei casi, oltretutto, sono cose inventate di sana pianta, che la gente si limita a condividere indignata senza verificarne la provenienza, e poi magari esce di casa e butta la gomma da masticare per terra (che Zeus vi fulmini). E io sono una che quando vede il video del gattino che gioca col gomitolo dice “aaaawwww!!” e lo rivede dalle 10 alle 20 volte.
E d’estate ancora peggio: quindicimila foto del cane con gli occhioni e le diciture “io non ti abbandono mai…perché tu sì?”; talmente tante che mi porta a chiedere questi animali, alla fine, chi li abbandona? Apparentemente, su Facebook, nessuno.
Quindi, perché ammorbarci con le foto dei cuccioli spiattellati sull’asfalto? Che è anche di cattivo gusto, via.
Le persone che pubblicano questi annunci:
Hanno abbandonato almeno un animale in vita loro e stanno cercando di rimediare;
Sono gattari/gattare;
Gestiscono il racket delle pensioni per animali.
Sconsigliatissimo, come dicevo, commentare con astio interventi del genere, tipo “avete scassato il cazzo con le foto dei cani spappolati sull’autostrada” verranno comunque letti come un’esternazione di odio verso gli innocenti cuccioli e un incitamento a crudeltà/abbanono. I cani e i gatti, in Italia, sono sacri come le mucche in India.

Prossimamente: i gatti-tacos
Prossimamente: i gatti-tacos

11. Il video dell’estate

Il video dell’estate è accompagnato, normalmente, dalla canzone dell’estate. È in genere una canzone dance, ricordiamo grandi pezzi che fecero storia come “The Rythm of the Night” di Corona (non Fabrizio, la cantante), “Blue” degli Eiffel 65 (non lo so se è uscita in estate, ma si sentiva in estate, me lo ricordo, avevo 13 anni ed ero grassa e brutta), “Che fico!” di Pippo Franco.
Il video dell’estate viene postato dalle 5 alle 30 volte al giorno da tutti quelli che poi commentano con un “FOMENTOOOOO!” oppure pezzi della canzone seguiti da puntini sospensivi.
Il video dell’estate vuole trasmettere freschezza, libertà, amicizia, ma invece rompe i coglioni. Smettetela di postare ottocento cose uguali rendendomi difficile stalkerare gli ex compagni delle medie sperando che non abbiano avuto successo nella vita.

Il video dell’estate spesso l’hai postato anche te, e se non l’hai postato significa che sei uno degli Eiffel 65.

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12. Le foto in macchina verso il mare

Altro grande evergreen dell’estate facebookiana (non è una parola, me ne rendo conto) sono le foto che si fa chiunque stia andando al mare.
Vanno dalla foto fatta nello specchietto retrovisore all’autoscatto con telefono/reflex/quellocheè appoggiate sul cruscotto, spesso costringendo l’autista a guardare in macchina, e non dalla macchina, come vorrebbe il corretto uso dell’automobile, compiacendosi (e dopodiché, tutti all’ospedale locale).
La foto in macchina ha un senso ben preciso: voglio far vivere ai miei amici l’ebbrezza del mio viaggio verso l’ignoto (Sabaudia).
Le variazioni sul tema di questo tipo di foto sono:
La foto dalla nave: “Road to Sardinia…”;
La foto dal treno, molto amata dai vostri amici hipster;
La foto dalla bicicletta (più complicata, in quanto se si lascia il manubrio 9 su 10 si incontra il brecciolino);
La foto del finestrino dell’aereo, con conseguente lavata di capo dalla hostess grassa e antipatica della Ryanair.
Per rendere più interessanti queste foto, ovviamente, l’autore le compierà con angolazioni strane, non facendo capire un cazzo a chi la guarda, che rimarrà con solo un senso di spaesamento, pensando che il suo amico sia riuscito a caricare il suo ultimo sprazzo di vita dall’orribile incidente automobilistico che ha appena fatto. Oh, ‘sta macchina io la vedo sottosopra.

"Quanto cazzo sono riflessivo e profondo."
“Quanto cazzo sono riflessivo e profondo.”

13. Le foto in piscina

Le foto in piscina, come le foto al mare, sono fatte perché si vuole testimoniare l’arrivo nel luogo tanto agognato dove passare la giornata di sole. Ma la gran differenza è che la piscina, da sempre, è simbolo di potere e ricchezza.
La foto in piscina dimostra infatti che ne avete abbastanza del mare (troppa gente, troppa sabbia, troppi cani) e che avete abbastanza soldi da potervi permettere una giornata alternativa, in un posto dove comunque troverete milioni di bambini urlanti e vi scotterete tantissimo.
La foto in piscina spesso è in combo con la foto del cocktail, cosa che genera il massimo dell’autocompiacimento da social network: la foto dell’aperitivo in piscina.
Simbolo del potere supremo, mostro finale delle immagini su facebook, la foto dell’aperitivo in piscina permette un botto di popolarità pari a quello che fecero i calendari di Max nelle officine dei meccanici.
L’esecutore è molto, molto più rispettato di chi l’aperitivo lo fa in spiaggia, perché sì, la spiaggia sarà più bella, ci sarà il tramonto, le tracine e tutto quanto, ma la piscina evoca sempre una scena tipo il video degli Zebrahead, Playmate of the year.
E dunque vince a man bassa.
Ovviamente l’unica reazione possibile, è l’invidia. Si è così invidiosi di questo tipo di foto, che spesso se scorrendo la bacheca se ne vede una, si inveisce in modo tale che si perde la capacità di giudiz-guarda questo stronzo dove cazzo sta, lui e il suo spritz di merda, c’ha pure 50 like, ma porca puttana; no, un momento, questa foto l’ho messa io ieri.

"LA SCALA!!! LA SCALA, NON FARMI LA FOTO!!"
“LA SCALETTA, DANNAZIONE!!! AGGIUNGI LA SCALETTA, NON FARMI LA FOTO!!”

14. Le foto della frittura di pesce col bicchiere di vino bianco

Lo so che siete esasperati dalle foto, ma andatelo a dire a quelli che vogliono comporre la foto artistica del calice di tavernello con i calamari fritti, che mortacci vostra fanno cinquanta gradi all’ombra e avete il coraggio di andare a pranzo a mangiare la frittura di pesce?
Sì. Perché la frittura di pesce me la mangerei pure nel deserto de Sahara mentre il bue e l’asinello mi fanno aria col phon.
Ciò -attenzione- non significa che io ami trovarmi foto di moscardini dorati ad ogni angolo. Perché? Perché, miseria ladra, sono cose che non si fanno. Non si mettono le foto della roba da mangiare dove può vederle la gente che magari, che so io, è tipo a dieta, o è in ufficio e non può che accontentarsi dello squallido tramezzino della macchinetta automatica, o magari non ha le papille gustative, oppure è allergico al fritto (credo che ne esistano pochi, i più scelgono di porre fine alla propria vita).
Le foto della frittura di pesce col vino vengono scattate, dicevamo, cercando sempre di comporre una sorta di natura morta profumatissima: il bicchiere leggermente di lato, l’inquadratura obliqua come se il fotografo stesse avendo un attacco, la frittura vista attraverso il bicchiere (i più scaltri sanno che si può realizzare anche senza immergere il telefono nel vino, ma ho visto di tutto), il bianco e nero, il filtro vintage, e altre amenità inutili che ti fanno perdere tempo e alla fine ti mangi una frittura che ha raggiunto la consistenza delle patatine fritte di McDonald: è tutto moscio, freddo e deprimente.
Attenzione: se siete fotografi di frittura, assicuratevi sempre, prima di scattare la foto, che la frittura sia solo vostra e che non la dobbiate dividere con altri commensali, perché penso che se io mi trovassi davanti al piatto, e a uno che mi dice “aspetta, oh, devo fare la foto, prima!” gli staccherei le mani a roncolate.

Che mentre fai la foto passi di lì un gabbiano, un pellicano, un barbone, un qualcosa che si mangi TUTTO, vino compreso
Che mentre fai la foto passi di lì un gabbiano, un pellicano, un barbone, un qualcosa che si mangi TUTTO, vino compreso

15. “Estate” di Lil’ Angel$

Ultima, popolarissima cosa che troverete sulla vostra bacheca, sempre, anche nell’anno in cui in un futuro distopico saremo comandati dalle formiche zombi, è questo video.
Lil’ Angel$, è, con tutte le probabilità, il rapper peggiore del mondo. Nel senso che se io mi metto a campionare i versi dei bradipi allo zoo e ci metto una base sotto probabilmente viene fuori una cosa più ascoltabile.
“Estate” è una canzone brutta. Bruttissima. Ascoltarla è un’esperienza allucinante. La voce. Le parole. La metrica. Il video. È un “voglio morire” continuo.
Ma si chiama Estate, e racconta dell’estate, in un certo senso (se riuscite a capire cosa dice), dunque, dall’inizio di luglio in poi, la troverete ovunque, sulle vostre bacheche, se avete degli amici simpatichelli che vogliono fare la gag sul fatto che è una canzone di merda (presentata con la tipica didascalia: “Eeeh, se lo dice lui, che è estate…” oppure con “La canzone dell’estate”, con ironico riferimento al fatto che fa schifo. Io lo so, io la postavo con questa dicitura.)
Provate. Andate a vedere. Scommetto che qualcuno che l’ha pubblicata c’è. Io aspetto.

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C’era, visto?
Scusate, ora devo andare a postarla anch’io.

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JJ

 

* Per quanto, la richiesta ossessiva del ritorno del Winner Taco alla fine ha funzionato alla grande, quindi se mai dovesse tornare pure JSF, chapeau.

Nasce a Frascati nell’85. Vive, mangia e dorme a Roma. Ha una casa tutta sua. Ascolta la musica, specialmente le canzoni, e guarda molto cinema. Possiede una laurea in lettere di sua proprietà e ha scritto una tesi su Herzog, il quale ha dovuto farsela cancellare con un doloroso e dispendioso metodo laser. "Remember: there are no stupid questions, just stupid people." (Herbert Garrison, South Park)

3 Comments

  1. …. tutto finto dici? Fotomontaggi? Probabile. Mai fidarsi del web.
    Un video vero sulla macellazione dei cani te lo mando.
    Basta chiedere.

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